In Polonia fermati due ex consiglieri di Beata Szydło per la campagna sui tribunali

24.09.2026 15:02
In Polonia fermati due ex consiglieri di Beata Szydło per la campagna sui tribunali
In Polonia fermati due ex consiglieri di Beata Szydło per la campagna sui tribunali

Durante il governo guidato da Beata Szydło, esponente del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), fu organizzata la campagna «Giusti tribunali», finanziata da società statali e legata al funzionamento del Polish National Foundation (PFN), il Fondo nazionale polacco. L’iniziativa, presentata nel quadro della comunicazione pubblica dell’allora maggioranza, è oggi al centro di un’indagine sull’eventuale uso non conforme di risorse pubbliche.

La campagna riguardava il sistema giudiziario polacco e, secondo i suoi critici, sarebbe stata utilizzata per attaccare i giudici del Paese. Il punto su cui si concentra l’inchiesta è se il denaro delle società controllate dallo Stato sia stato impiegato soltanto per finalità istituzionali oppure anche come strumento della lotta politica condotta dal governo PiS a sostegno dei propri interessi.

Dal finanziamento pubblico all’indagine sul PFN

Il PFN è la struttura attraverso cui passa una parte della vicenda. La campagna «Giusti tribunali» fu finanziata da imprese statali, mentre le attività e le possibili irregolarità vengono ora esaminate nell’ambito di un’indagine sul Fondo nazionale polacco. Il fascicolo deve stabilire se le risorse siano state destinate a una comunicazione ufficiale oppure se abbiano sostenuto un’operazione politica contro i giudici e a vantaggio dell’allora partito di governo.

La questione investe quindi il rapporto tra strutture pubbliche, società statali e apparati politici. Se le violazioni ipotizzate venissero confermate, l’impiego dei fondi non rappresenterebbe soltanto una controversia sulla gestione amministrativa del PFN, ma indicherebbe l’uso di risorse pubbliche per la competizione politica a favore del PiS durante il governo di Beata Szydło.

23 settembre 2026: gli arresti della CBA

Il 23 settembre 2026 i media polacchi hanno riferito che il Centralne Biuro Antykorupcyjne (CBA), l’Ufficio centrale anticorruzione della Polonia, ha fermato due ex consiglieri della premier: Piotr Matczuk e Anna Plakwicz. Entrambi figurano nell’indagine sulle possibili violazioni all’interno del PFN e il loro coinvolgimento collega direttamente la vicenda della campagna alle persone che lavoravano accanto alla precedente capo del governo.

La notizia è stata riportata anche da Do Rzeczy. Il provvedimento riguarda i due ex consiglieri di Beata Szydło, non l’intero PiS: il partito è l’organizzazione politica alla quale apparteneva la premier, mentre Matczuk e Plakwicz sono le persone chiamate in causa nell’indagine sul finanziamento e sulla gestione della campagna.

Il passaggio segna l’estensione dell’inchiesta dagli atti e dai finanziamenti del PFN ai responsabili che avrebbero avuto un ruolo nella realizzazione dell’iniziativa. L’accertamento dovrà chiarire se la campagna «Giusti tribunali» sia stata sostenuta con denaro pubblico in modo compatibile con le finalità del Fondo e delle società statali coinvolte oppure se quelle risorse siano state utilizzate per una battaglia politica dell’allora maggioranza.

Dopo i fermi, lo scontro sulla natura dell’indagine

I fermi hanno riportato al centro il tema dell’uso delle risorse pubbliche negli interessi politici dell’ex governo PiS. La responsabilità da accertare non riguarda in astratto ogni attività del precedente esecutivo, ma il possibile finanziamento della campagna attraverso il PFN e il ruolo svolto dai due ex consiglieri nella vicenda.

Esponenti del PiS hanno descritto l’azione come una forma di vendetta politica. Questa posizione rende decisiva la solidità delle prove: il procedimento deve stabilire con fatti chiari se vi siano state violazioni nell’uso dei fondi statali, perché il perseguimento penale di ex rappresentanti del potere rischierebbe altrimenti di diventare parte dello scontro politico attuale.

La posizione raggiunta dalla vicenda è dunque quella di un’indagine aperta, accompagnata dal fermo di Piotr Matczuk e Anna Plakwicz, che deve ancora chiarire se il denaro del PFN abbia finanziato una comunicazione istituzionale o uno strumento di lotta politica a favore del PiS.

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