Sessanta miliardi per blindare la rete: Mosca amplia il sistema contro VPN e contenuti online

03.10.2026 12:47
Sessanta miliardi per blindare la rete: Mosca amplia il sistema contro VPN e contenuti online
Sessanta miliardi per blindare la rete: Mosca amplia il sistema contro VPN e contenuti online

La Russia prepara quasi 60 miliardi di rubli per rafforzare, tra il 2027 e il 2029, l’infrastruttura tecnica con cui filtra il traffico internet, limita i servizi digitali e ostacola le connessioni VPN. L’investimento arriva mentre il bilancio federale resta sotto pressione e dopo l’inasprimento delle restrizioni online seguito alle elezioni della Duma di Stato.

Il progetto di bilancio prevede per il Centro principale delle radiofrequenze 19,87 miliardi di rubli nel 2027, 19,84 miliardi nel 2028 e altri 19,87 miliardi nel 2029. Le cifre, riportate tra settembre e ottobre 2026 da diversi media, sono collegate al finanziamento del Sistema automatizzato per la sicurezza di internet, noto con l’acronimo ASBI, utilizzato da Roskomnadzor per gestire gli strumenti tecnici di contrasto alle minacce.

Rispetto ai piani precedenti, l’aumento è quasi un raddoppio: per l’ASBI erano stati indicati 9,87 miliardi di rubli nel 2027 e 9,84 miliardi nel 2028. La revisione trasforma così il controllo tecnico della rete in un programma finanziato su base pluriennale, non in una serie di interventi isolati contro singoli siti.

Dai singoli blocchi alle reti intere

L’ASBI è collegato ai mezzi tecnici di contrasto alle minacce con cui l’autorità di regolazione può filtrare il traffico, rallentare le connessioni e limitare l’accesso a siti web o servizi digitali. Il sistema consente di intervenire a livello di rete, rendendo più difficile per gli utenti capire perché una piattaforma non sia più raggiungibile e quale organismo abbia deciso la restrizione.

Nel caso delle VPN, le autorità russe stanno passando dal blocco di singoli servizi a interventi su sottoreti e grandi gruppi di indirizzi IP associati ai provider di hosting. Secondo le informazioni diffuse nel settembre 2026, questa tecnica ha compromesso contemporaneamente il funzionamento di più di dieci importanti servizi VPN.

Un blocco esteso può però colpire anche connessioni che non erano il bersaglio originario. Le aziende che dipendono da piattaforme internazionali o da collegamenti protetti possono essere costrette a cercare soluzioni alternative, sostenendo costi aggiuntivi. Gli operatori della rete, a loro volta, rischiano di vedere indebolita l’affidabilità delle proprie infrastrutture quando un intero bacino di indirizzi viene trattato come indistintamente sospetto.

Il bilancio complessivo di Roskomnadzor dovrebbe inoltre crescere di circa il 60 per cento, fino a 31,8 miliardi di rubli nel 2027. Una parte dell’incremento è destinata alle funzioni di sorveglianza e regolazione dell’internet. Tra gli strumenti discussi rientrano anche le cosiddette liste consentite: un modello nel quale alcuni siti e servizi restano accessibili, mentre tutto il resto viene progressivamente limitato.

La battaglia contro gli strumenti di aggiramento

In Russia le VPN sono state utilizzate per raggiungere siti e piattaforme bloccati dalle autorità, compresi media indipendenti, social network e servizi di messaggistica. Per questo la stretta non riguarda più soltanto i contenuti o i singoli domini, ma anche le tecnologie che permettono agli utenti di aggirare i filtri.

Le informazioni disponibili indicano che nel 2025 sono stati bloccati 258 servizi VPN, mentre nel 2026 sono seguite nuove ondate di limitazioni. Nei documenti relativi alle sovvenzioni per il Centro principale delle radiofrequenze nel 2025 e nel 2026 sarebbe stato inoltre fissato l’obiettivo di bloccare il 92 per cento dei servizi VPN entro il 2030. I documenti sono stati rimossi dal sito di Roskomnadzor nel maggio 2026, secondo le ricostruzioni pubblicate sulla vicenda.

La rimozione non consente di verificare autonomamente ogni dettaglio del piano, ma rende meno trasparente il modo in cui vengono finanziate e misurate le operazioni. Per un utente, una connessione interrotta può dipendere da una decisione giudiziaria, da un ordine dell’autorità, da un filtro tecnico o da un blocco troppo ampio degli indirizzi. Senza documenti pubblici, distinguere questi casi diventa più difficile.

La ricostruzione delle nuove assegnazioni è stata rilanciata da Novaya Gazeta Europe, mentre ulteriori dettagli sono stati pubblicati da Ostorozhno, novosti e da RuReporter. Anche The Moscow Times ha riferito del previsto raddoppio delle risorse destinate ai blocchi e al contrasto delle VPN.

Più risorse per monitorare i giovani

Il progetto di bilancio prevede un aumento anche per il Centro per lo studio e il monitoraggio in rete dell’ambiente giovanile, organizzazione istituita dopo un incarico diretto del presidente Vladimir Putin e presentata come uno strumento per proteggere i giovani dai “contenuti distruttivi”.

La dotazione inizialmente prevista per il 2027 era di 1,04 miliardi di rubli. Le nuove cifre porterebbero il finanziamento annuo a circa 1,3 miliardi, per un totale vicino a 3,9 miliardi nel triennio 2027-2029. L’incremento equivale a quasi 300 milioni di rubli in più ogni anno rispetto alla previsione precedente.

La finalità dichiarata è la tutela dei minori, ma l’ampliamento del monitoraggio finanziato dallo Stato aumenta anche la capacità di classificare i materiali pubblicati online e osservare le attività digitali dei giovani. Il punto decisivo sarà dunque l’ampiezza attribuita alla categoria dei contenuti “distruttivi” e l’esistenza di limiti verificabili per le conseguenze di tali classificazioni.

Un’infrastruttura permanente

I diversi capitoli di spesa si incastrano tra loro: sistemi per filtrare il traffico, un regolatore incaricato di decidere quali servizi possano funzionare e programmi dedicati alla ricerca di contenuti ritenuti dannosi. Presi separatamente, possono apparire come funzioni amministrative distinte. Insieme rafforzano la capacità dello Stato di influenzare ciò che gli utenti possono trovare, condividere e consultare.

La tempistica aggiunge un elemento politico alla scelta finanziaria. Le nuove previsioni sono emerse dopo le elezioni di settembre e mentre le autorità ampliavano le misure contro VPN e altri strumenti di accesso. La censura digitale viene così incorporata in una struttura di bilancio destinata a durare almeno tre anni.

Il costo non è soltanto istituzionale. Mantenere apparati di ispezione del traffico, aggiornare gli elenchi dei blocchi e reagire alle nuove tecnologie di aggiramento richiede investimenti continui. I filtri applicati a interi gruppi di indirizzi possono inoltre ridurre la stabilità dei servizi di hosting e ostacolare piattaforme che non erano direttamente prese di mira.

La questione aperta non è quindi soltanto quanto denaro verrà stanziato, ma quanto estesa diventerà la rete dei controlli costruita con quei fondi. Con l’ASBI e i programmi di monitoraggio giovanile, l’accesso all’internet aperto dipenderà sempre più dalla possibilità tecnica e amministrativa di ottenere il via libera delle autorità russe.

1 Comment

  1. Che situazione incredibile, sembra che la Russia stia davvero puntando a controllare internet come se fosse una cosa normale! Qui in Italia ci lamentiamo delle lentezze della burocrazia, ma almeno abbiamo qualcosa di più di un semplice blocco delle VPN. Questo è un attacco alla libertà di espressione, ci sono ancora posti dove la gente può comunicare senza paura?

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