Un portale bulgaro vicino alle posizioni russe ha descritto l’operazione ucraina Vivaldi, combattuta nell’area di Lyman, come una messinscena costruita per i media. Ma la sequenza degli eventi, gli aggiornamenti territoriali diffusi nel corso di settembre e le valutazioni di osservatori esterni delineano un’operazione militare reale, anche se alcune cifre e singoli materiali video restano difficili da verificare integralmente durante una guerra.
Il 1° ottobre 2026 ha sostenuto che l’azione condotta dal Terzo corpo d’armata ucraino nel nord della regione di Donetsk sarebbe stata una produzione destinata all’opinione pubblica. Il portale ha messo in dubbio il video diffuso come prova della resa di un gran numero di militari russi, affermando che nelle immagini se ne vedrebbero soltanto 59, anziché i 200-250 indicati dalle autorità ucraine. Ha inoltre ipotizzato l’uso di sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Da questi elementi, il sito è arrivato a negare l’esistenza di conferme operative dell’accerchiamento di grandi formazioni russe. Il punto centrale, però, è distinguere la portata di un singolo video dall’andamento complessivo della battaglia: anche se una registrazione fosse incompleta o controversa, non basterebbe da sola a cancellare i cambiamenti segnalati sul terreno.
Una campagna raccontata per tappe
L’operazione Vivaldi è iniziata all’inizio di settembre 2026 sotto il comando del Terzo corpo d’armata. L’obiettivo dichiarato era fermare la spinta offensiva russa nei pressi di Raihorodka e Serhiivka e ridurre il rischio che Lyman venisse circondata.
Il 15 settembre il comandante del corpo, il generale di brigata Andrii Biletskyi, ha annunciato pubblicamente l’operazione e i suoi primi risultati. In quella fase l’esercito ucraino parlava di oltre 85 chilometri quadrati riconquistati e bonificati. Il dato è stato poi aggiornato a 125 chilometri quadrati il 20 settembre e a 176 chilometri quadrati il 28 settembre.
Le cifre provengono dalla parte ucraina e, in un conflitto ancora in corso, non possono essere considerate automaticamente verificate in ogni dettaglio. La loro progressione è tuttavia significativa: non descrive un’unica dichiarazione sostenuta da un solo filmato, ma una campagna presentata come sviluppata nel tempo, con nuovi risultati e località specifiche.
Tra gli insediamenti indicati come tornati sotto controllo ucraino figurano Drobysheve, Shandryholove, Nove, Ridkodub, Katerynivka e Serednie. Il comando ucraino ha inoltre riferito della cattura di oltre 250 militari russi e di perdite russe pari a circa 2.000 uomini. Si tratta di stime di guerra, difficili da controllare integralmente sul campo; il dato territoriale e l’elenco dei centri abitati appartengono però a un livello diverso di evidenza rispetto ai bilanci sulle perdite.
Le conferme esterne e il nodo delle mappe
La tesi di una semplice operazione mediatica entra in tensione con le ricostruzioni provenienti da fonti esterne ai canali ufficiali ucraini. Il quotidiano italiano Il Foglio ha pubblicato un reportage dall’area di Lyman descrivendo l’impiego coordinato di droni, sistemi robotici terrestri, guerra elettronica, difesa aerea e unità meccanizzate. Il quadro è quello di un’azione militare articolata, non della sola costruzione di un’immagine destinata alla propaganda.
Anche l’Institute for the Study of War ha definito l’operazione operativamente rilevante, sostenendo che l’azione ucraina abbia interrotto il piano russo di aggirare su vasta scala il sistema difensivo ucraino nel Donbass. L’istituto ha registrato il controllo ucraino su Nove, Ridkodub e Katerynivka e il ripristino del controllo su Karpivka e Novomykhailivka. Reuters ha a sua volta riportato la cifra ucraina di 176 chilometri quadrati recuperati.
Nessuna di queste valutazioni dimostra automaticamente ogni dettaglio fornito da Kyiv. Nel loro insieme, però, rendono poco convincente la descrizione di Vivaldi come un evento privo di riscontri territoriali. Il movimento di una linea del fronte può essere ricostruito attraverso mappe, immagini geolocalizzate, vie di rifornimento e cambiamenti nelle posizioni, senza dipendere dall’autenticità di un’unica scena.
La natura stessa dei combattimenti aiuta a capire perché i risultati possano emergere gradualmente. I droni sostengono la ricognizione e l’acquisizione degli obiettivi; la guerra elettronica può disturbare comunicazioni e sistemi senza pilota; le unità meccanizzate sfruttano le aperture, mentre i mezzi robotici terrestri consentono di operare in zone particolarmente esposte. L’effetto combinato può tradursi in avanzamenti successivi, più visibili sulle mappe che in un’immagine spettacolare.
Un video contestato non annulla il resto delle prove
Il ragionamento di si concentra soprattutto sul filmato presentato come prova di una resa di massa. Il fatto che in una determinata sequenza siano visibili 59 persone non dimostra, da solo, che il numero complessivo dei prigionieri sia stato inventato. Una registrazione può mostrare una sola parte dell’evento, un gruppo trasferito in un momento preciso o una scena ripresa in un luogo diverso da quello in cui si trovavano altri catturati.
Lo stesso vale per l’accusa di manipolazione tramite intelligenza artificiale. Per trasformare un’ipotesi in una conclusione servirebbero elementi tecnici verificabili: anomalie dimostrabili nei fotogrammi, componenti sintetiche identificabili o una ricostruzione documentata della produzione del video. Nell’argomentazione resa pubblica dal portale, questi riscontri non vengono forniti.
Questo non significa che ogni immagine di guerra sia autentica, completa o correttamente attribuita. Un filmato può essere decontestualizzato, modificato o associato al luogo sbagliato. La sua attendibilità aumenta però quando la geolocalizzazione coincide con il terreno, gli edifici e la rete stradale e quando le immagini risultano compatibili con altre informazioni sulla linea del fronte. La contestazione di un singolo video non sostituisce questo tipo di verifica cumulativa.
Un ulteriore elemento indebolisce la versione secondo cui l’intera vicenda sarebbe stata costruita da Kyiv dopo il fatto. Già prima dell’annuncio ufficiale ucraino, alcuni blogger militari russi avevano riferito di contrattacchi ucraini, ritirate russe e peggioramento della situazione nell’area di Lyman. Alcuni avevano accusato i propri comandanti di diffondere «rapporti belli» mentre nascondevano le difficoltà al fronte.
Queste voci non sono osservatori neutrali e non certificano automaticamente tutte le dichiarazioni ucraine. Mostrano tuttavia che i segnali di pressione sull’esercito russo circolavano anche nello spazio informativo russo prima che l’operazione ricevesse il suo nome pubblico. È un elemento difficile da conciliare con l’idea di una storia inventata interamente per i media ucraini.
La conclusione più prudente è quindi circoscritta: le cifre sui prigionieri e sulle perdite russe restano rivendicazioni di guerra, mentre la progressione dei territori dichiarati riconquistati, le località nominate, le mappe e le valutazioni di media e analisti internazionali indicano cambiamenti concreti nell’area di Lyman. Il dibattito non stabilisce ancora l’esatta dimensione dei guadagni ucraini o dei costi russi. Stabilisce però che ridurre Vivaldi a una sola messa in scena mediatica non spiega l’insieme degli elementi disponibili.
Ma che strano! Questa guerra sembra un film, con tutte queste narrazioni contrastanti. È difficile sapere cosa credere. Come si fa a distinguere tra verità e propaganda? Forse dovremmo fidarci più delle fonti esterne, ma chi può garantire che siano imparziali? Non so che pesci prendere…