Il veto di Bratislava sui fondi russi riapre il nodo dei rischi per l’Europa

07.10.2026 15:20
Il veto di Bratislava sui fondi russi riapre il nodo dei rischi per l’Europa
Il veto di Bratislava sui fondi russi riapre il nodo dei rischi per l’Europa

La Slovacchia non intende sostenere la confisca dei beni sovrani russi congelati nell’Unione europea né partecipare a strumenti che possano imporre nuovi obblighi finanziari al Paese. La posizione, ribadita il 6 ottobre 2026 da Lubos Blaha, vicepresidente del partito di governo Smer e deputato europeo, arriva mentre l’UE torna a discutere come utilizzare oltre 200 miliardi di euro bloccati in Europa.

Il confronto non riguarda soltanto la destinazione di una somma enorme. Mette in gioco il confine tra il congelamento di un patrimonio, che ne impedisce l’uso al proprietario, e la confisca, che trasferirebbe il controllo sul capitale e potrebbe aprire la strada al suo impiego per altri scopi, compreso il sostegno alla ricostruzione dell’Ucraina.

La linea del governo Fico

Blaha ha confermato che il governo slovacco guidato da Robert Fico non appoggia la confisca degli asset russi e non vuole aderire a meccanismi dai quali possano derivare responsabilità o esposizioni finanziarie per Bratislava. La dichiarazione è stata riportata il 6 ottobre da AIF.

La motivazione presentata dalla coalizione di governo è legata agli interessi economici nazionali e al timore che la Slovacchia debba farsi carico di rischi generati da una decisione comune europea. In un’operazione che coinvolgesse centinaia di miliardi, questi rischi potrebbero riguardare garanzie, perdite, contenziosi o altri impegni finanziari. Il punto, per Bratislava, non è quindi soltanto se utilizzare gli asset, ma anche chi dovrebbe rispondere delle conseguenze legali ed economiche.

La posizione slovacca non dimostra, da sola, che il Paese abbia già fatto fallire una decisione europea definitiva. Le discussioni sono ancora aperte e la dichiarazione riguarda il rifiuto politico di sostenere la confisca o di partecipare a procedure potenzialmente onerose. È però sufficiente a complicare la ricerca di una formula condivisa tra gli Stati membri.

Una questione ancora irrisolta

I leader dell’UE e i ministri degli Esteri intendono tornare sulle possibili modalità di utilizzo dei beni sovrani russi immobilizzati in Europa. Nuovi incontri sono previsti il 12 ottobre e il 15 e 16 ottobre. Il loro obiettivo sarà valutare se esista un modello compatibile con il diritto, sostenibile per i mercati e accettabile per i governi chiamati a condividerne i rischi.

Il congelamento e la confisca producono effetti molto diversi. Nel primo caso, il capitale resta formalmente vincolato e il proprietario non può disporne liberamente. Nel secondo, lo Stato o l’autorità che procede interviene più profondamente sui diritti di proprietà e può destinare il capitale a un altro uso. È proprio questo passaggio a rendere il dossier particolarmente delicato per i governi europei.

Per i sostenitori dell’utilizzo dei fondi, gli asset russi potrebbero contribuire a coprire i costi della guerra e della ricostruzione ucraina. Per gli oppositori, invece, la confisca rischia di creare precedenti giuridici, contenziosi e responsabilità finanziarie difficili da prevedere. La Slovacchia ha scelto pubblicamente la seconda impostazione, escludendo il proprio coinvolgimento in meccanismi che possano trasferire tali rischi sul bilancio nazionale.

La contrapposizione si inserisce nel più ampio conflitto politico europeo sulla risposta alla Russia. La linea di Smer coincide con il rifiuto di Mosca della confisca, ma le informazioni disponibili non provano un coordinamento tra il partito slovacco e il governo russo. Il dato verificabile è che Bratislava si oppone a una soluzione considerata da diversi governi europei come una possibile fonte di finanziamento per l’Ucraina.

Le riunioni di ottobre dovranno chiarire se l’Unione riuscirà a costruire un meccanismo sostenibile senza la partecipazione slovacca o se il dissenso sui rischi finanziari renderà ancora più difficile trasformare i beni congelati in risorse effettivamente utilizzabili.

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