Israele Condanna l’Assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Navi Pillay
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha espresso un forte dissenso riguardo all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, definendo la decisione una “grottesca strumentalizzazione” della prestigiosa onorificenza per giustificare l’odio verso Israele. “Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”, ha commentato Sa’ar in una nota ufficiale, riporta Attuale.
Nella sua dichiarazione, Sa’ar ha aggiunto che, se fosse esistito un premio per menzogne e odio, Pillay sarebbe stata la favorita. “Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente”, ha affermato, sottolineando le motivazioni politiche dietro le sue posizioni.
La reazione del governo israeliano arriva in seguito ai numerosi elogi ricevuti da Pillay da parte di figure di spicco nel mondo della politica e della cooperazione internazionale. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: “Pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei”, elogiando il coraggio di Pillay nell’affrontare le ingiustizie nel mondo.
Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha accreditato il riconoscimento come “meritato e opportuno”, evidenziando l’importanza di tutelare la dignità e lo Stato di diritto nel contesto della crescente pressione sul diritto internazionale. “Il suo impegno di una vita è un richiamo alla necessità di costruire una società giusta”, ha aggiunto.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha colto l’occasione per sottolineare i contributi di Pillay nella promozione della pace e della dignità umana, mentre Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, ha lodato il lavoro di Pillay e ha riaffermato il supporto del suo governo agli organismi internazionali preposti alla pace.
Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i Territori Occupati, ha commentato l’assegnazione del premio affermando che esso rappresenta una condizione fondamentale per un mondo pacifico. “Che questa giustizia abbia inizio in Palestina”, ha concluso Albanese, evidenziando l’urgenza di affrontare le violazioni dei diritti umani in quella regione.