Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro la Corte penale internazionale per la prima volta

09.10.2026 19:35
Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro la Corte penale internazionale per la prima volta

Sanzioni statunitensi contro la Corte Penale Internazionale: una mossa senza precedenti

Venerdì, gli Stati Uniti hanno sanzionato per la prima volta l’intera Corte Penale Internazionale (ICC), il tribunale indipendente che si occupa di processi per i più gravi crimini internazionali, tra cui genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Questa è una svolta significativa, poiché in precedenza le sanzioni erano state imposte solo a singoli membri della Corte, che è stata istituita nel 1998 attraverso un trattato conosciuto come Statuto di Roma, adesione che comprende 125 paesi, ma esclude Russia, Cina, Israele e Stati Uniti, riporta Attuale.

Le attuali sanzioni replicano quelle già imposte ai giudici della Corte e prevedono, tra le altre cose, il “congelamento” dei beni del tribunale negli Stati Uniti e il divieto di transazioni finanziarie con il paese. Le sanzioni diventeranno completamente operative tra sei mesi, rendendo probabile una complicazione nel pagamento degli stipendi ai dipendenti della Corte, l’accesso ai servizi informatici e il mantenimento delle strutture carcerarie.

Negli ultimi anni, il governo dell’ex presidente Donald Trump ha avuto frequenti conflitti con l’ICC. La tensione è aumentata nel 2024, quando la Corte emise un mandato d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, entrambi accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza. A luglio, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva proposto lo smantellamento della Corte e, ad agosto, impose sanzioni contro i suoi giudici.

Rubio ha annunciato le nuove sanzioni attraverso un video, definendo la Corte un «tribunale canaglia» e accusandola di operare contro gli interessi statunitensi.

Le nuove sanzioni sono state annunciate contemporaneamente all’assegnazione del premio Nobel per la Pace a Navanethem “Navi” Pillay, una giudice e giurista sudafricana con una lunga carriera nei principali tribunali internazionali, inclusa l’ICC. Durante una conversazione con il segretario del Comitato che annunciava la sua vittoria, Pillay si è espressa sull’attuale situazione della Corte, affermando che il premio rappresenta un riconoscimento per tutti coloro che lavorano per i diritti umani e il diritto internazionale, «soprattutto nel clima attuale in cui la Corte Penale Internazionale è sotto minaccia».

In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito hanno espresso il loro dissenso rispetto alla decisione degli Stati Uniti, ribadendo il loro sostegno all’ICC e manifestando preoccupazione per l’impatto delle sanzioni sul lavoro del tribunale. Anche la Commissione Europea ha definito «profondamente deplorevole» la decisione degli Stati Uniti, auspicando un ritiro delle sanzioni prima della loro entrata in vigore.

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