Aggressione a Fabrizio Corona: identificato un imprenditore coinvolto nel raid a Milano

12.10.2026 03:25
Aggressione a Fabrizio Corona: identificato un imprenditore coinvolto nel raid a Milano

Milano, 12 ottobre 2026 – I rapinatori non hanno colpito a caso. Il bersaglio del raid doveva essere proprio lui, Fabrizio Corona, e non qualcun altro: non a caso l’ex re dei paparazzi è stato accerchiato sotto casa sua a due passi da piazzale Susa, nella zona di Città Studi a Milano, riporta Attuale.

L’attacco

Tutto accade sabato pomeriggio, nel giro di pochi secondi. L’autore del format social Falsissimo si ritrova davanti sei uomini, dei quali, stando a quello che ha successivamente raccontato allo storico legale Ivano Chiesa, percepisce l’accento calabrese nelle parole che si scambiano e che gli rivolgono; tra loro c’è pure l’uomo che l’aggredito identifica immediatamente e che avrebbe anche precedenti specifici.

Corona si ritrova un cacciavite puntato contro dagli aggressori, che lo malmenano e gli strappano dai lobi un paio di orecchini e dal collo due catenine d’oro del valore complessivo di 400 euro.

La chiamata al 112 innesca l’intervento immediato degli investigatori dell’Arma, ma dei sei non c’è più traccia: è probabile che se ne siano andati su due macchine, ma pure su questo aspetto saranno le indagini a fare chiarezza. Il cinquantaduenne rifiuta l’assistenza medica: per fortuna ha riportato soltanto alcune escoriazioni. Gli accertamenti partiranno dalle parole messe a verbale dalla vittima, che ha già indirizzato le indagini in una direzione ben precisa pronunciando quel nome, e dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza installate nella zona, che potrebbero aver ripreso il blitz o la fuga del gruppo.

Il ricatto

Non più tardi di un mese fa, Corona era finito nuovamente nel mirino. La sera del 3 settembre, si presentò in Questura per segnalare agli agenti in servizio in via Fatebenefratelli che nei minuti precedenti due ex amici del primogenito Carlos gli avevano inviato una serie di messaggi intimidatori, ordinandogli di consegnare 500 euro per evitare conseguenze fisiche per sé e per il figlio.

Dopo aver comunicato alla polizia l’intenzione di presentarsi all’appuntamento, Corona risalì a bordo del suo Range Rover e si recò in via Noë, non lontano da piazzale Loreto, seguito a distanza da due equipaggi delle Volanti.

I ricattatori non diedero a Corona neppure il tempo di scendere dal suv: uno di loro si avventò con una catena sul lunotto posteriore, mandandolo in mille pezzi. Il ventenne A.B., figlio di un giornalista televisivo, fu bloccato in flagranza dagli agenti e indagato a piede libero per tentata estorsione e danneggiamento aggravato. Gli stessi reati contestati pure al complice ventiquattrenne P.V., che riuscì a scappare.

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