Trump impone sanzioni a politici e aziende messicane legate al cartello di Sinaloa

12.10.2026 11:45
Trump impone sanzioni a politici e aziende messicane legate al cartello di Sinaloa

Il governo statunitense sanziona 21 persone e 25 aziende legate al cartello di Sinaloa

Alla fine di settembre, il dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato 21 persone e 25 imprese messicane accusate di avere legami con il cartello messicano della droga di Sinaloa, una delle più grandi e potenti organizzazioni criminali di tutto il mondo. Tra i sanzionati ci sono presunti esponenti del cartello e politici che avrebbero accettato tangenti per proteggere il gruppo criminale nelle città di Tijuana e Mexicali, nello stato della Bassa California, al confine con gli Stati Uniti, riporta Attuale.

Fra i soggetti colpiti dalle sanzioni ci sono Ismael Zambada Sicairos, figlio di Ismael “El Mayo” Zambada García, ex capo del cartello di Sinaloa attualmente detenuto negli Stati Uniti, e Carlos Torres, ex marito della governatrice della Bassa California, Marina del Pilar Ávila Olmeda. Quest’ultima è esponente del partito di sinistra Morena, guidato dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum.

Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti anonime, prima dell’imposizione delle sanzioni, alcuni membri del governo messicano avrebbero proposto di congelare preventivamente i conti bancari dei funzionari pubblici coinvolti come segno di buona volontà verso gli Stati Uniti. Questa decisione sembrerebbe aver generato parecchio nervosismo in Sheinbaum, che si è vista costretta a prendere posizione su accuse dirette ai membri del suo partito.

In seguito all’annuncio delle sanzioni, l’Unità di intelligence finanziaria messicana ha disposto il blocco dei conti associati, e il Wall Street Journal riporta che Sheinbaum abbia accettato tale misura per evitare un deterioramento nelle relazioni con gli Stati Uniti.

Questo episodio segna un momento critico nel rapporto tra Sheinbaum e l’amministrazione statunitense di Donald Trump, con la quale, nei primi mesi del suo mandato, la presidente messicana aveva cercato di cooperare, principalmente su questioni di sicurezza e migrazione. Tuttavia, la situazione è cambiata rapidamente.

All’inizio del 2025, Trump aveva minacciato d’imporre dazi del 25% sui prodotti messicani, accusando il Messico di non fermare né i migranti né il fentanyl, un oppioide che causa gravissimi problemi di salute pubblica negli Stati Uniti. Sheinbaum era riuscita ad ottenere una sospensione temporanea dei dazi, accettando di schierare 10.000 soldati della Guardia Nazionale al confine.

Successivamente, i dazi sono entrati in vigore ma con un’importante eccezione: le merci coperte da un accordo commerciale preesistente tra Stati Uniti e Canada, l’USMCA o T-MEC. Questo accordo ha mitigato significativamente l’impatto dei dazi sulle esportazioni messicane.

Durante quei mesi, Sheinbaum enfatizzava la sua priorità di difendere la sovranità del Messico, mantenendo toni concilianti, anche quando Trump propose di rinominare il Golfo del Messico in “Golfo d’America”, provocando una risposta ironica da parte sua con una mappa storica.

Tuttavia, man mano che le pressioni degli Stati Uniti si intensificavano, la sua posizione ha cominciato a cambiare. A febbraio 2025, gli Stati Uniti hanno designato vari cartelli messicani come organizzazioni terroristiche, consentendo interventi più severi, incluse eventuali azioni militari. Sheinbaum si è opposta a queste misure, riaffermando la non vendibilità della sovranità messicana.

Gli Stati Uniti hanno continuato a implementare misure contro cittadini e funzionari messicani sospettati di minacciare la sicurezza americana, e nel 2025 Sheinbaum ha criticato le sanzioni inflitte a tre istituti finanziari messicani, chiedendo che eventuali irregolarità fossero trattate dalle autorità messicane, non da Washington.

A fine aprile 2026, il dipartimento di Giustizia statunitense ha incriminato il governatore di Sinaloa, Rubén Rocha, e altri funzionari per aver collaborato con il cartello locale in cambio di tangenti. La richiesta di estradizione di Rocha è stata respinta da Sheinbaum, che ha contestato la mancanza di prove.

Le tensioni politiche si sono intensificate con Sheinbaum che ha avvertito che settori della destra americana tenterebbero di minare il suo governo in vista delle elezioni del 2027. A giugno, ha parlato esplicitamente di un’offensiva, senza però attribuire la responsabilità a Trump.

Con le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti in programma per il 3 novembre, i temi di immigrazione e narcotraffico stanno diventando centrali nelle campagne repubblicane, mentre Sheinbaum ha avvertito che il Messico non dovrebbe diventare uno strumento nelle elezioni americane.

Allo stesso tempo, le pressioni statunitensi si sovrappongono a tensioni interne nel partito Morena, con accuse di corruzione che emergono e un dibattito tra chi sostiene una cooperazione maggiore e chi teme che ciò possa portare a una subordinazione. La stessa Sheinbaum ha chiesto che i funzionari coinvolti in corruzione rendano conto delle proprie azioni, ma ha respinto le incriminazioni unilateralmente imposte dagli Stati Uniti.

Infine, è importante notare che Sheinbaum non può permettersi di compromettere completamente le relazioni con gli Stati Uniti, data la forte integrazione economica tra i due paesi: nel 2025, il commercio di beni e servizi ha raggiunto circa 964 miliardi di dollari, con oltre l’80% delle esportazioni messicane dirette verso il mercato statunitense.

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