Il Papa Leone visita il Gemelli durante la sua convalescenza
Roma, 14 ottobre 2026 – Sono passate le 13 quando la Jeep Grand Cherokee grigio scuro con l’iconica targa ‘SCV1’ arriva di fronte all’ingresso del Gemelli. Finestrino abbassato, papa Leone sorride e saluta il capannello di persone assiepate dietro le transenne allestite per il suo arrivo. “Eccolo!” grida qualcuno. Ad accoglierlo i vertici della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini e il direttore sanitario Andrea Cambieri. Applausi e strette di mano istituzionali scandiscono i pochi passi fino alla hall dell’ospedale. Con lui ci sono il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Petar Rajic, il secondo segretario don Marco Belleri e il suo medico curante personale, Luigi Carbone, riporta Attuale.
“Papa Leone, papa Leone!” urla un bambino cercando di attirare l’attenzione. Prevost ricambia con sorrisi e un cenno della mano prima di essere scortato agli ascensori, diretto al decimo piano.
C’è chi lo attendeva dalle 8 del mattino e chi è rimasto per ore fuori dai cancelli solo per vederlo passare. Alla vicinanza dei fedeli si è aggiunta la ‘fomo’ da social di studenti, pazienti e curiosi, tutti con i cellulari alzati desiderosi di riprendere l’insolito incontro.
Un attimo dopo la vita dell’ospedale riprende il suo ritmo abituale. Unico segnale dell’arrivo di un ospite speciale è la costante presenza di agenti della Polizia e Carabinieri a piantonare l’ingresso e, alzando gli occhi, i media di mezzo mondo schierati con microfoni e telecamere nell’area stampa che sovrasta il piazzale centrale del polo ospedaliero dominato dalla statua di papa Wojtyla. All’interno dell’ospedale, la sicurezza del Pontefice è, invece, appaltata alla gendarmeria vaticana.
Nel corridoio che conduce agli ascensori, grandi manifesti ripercorrono i dieci ricoveri di papa Giovanni Paolo II a partire dall’attentato del 13 maggio 1981 fino al 2005. Se il rapporto tra Wojtyla e il Gemelli era stretto al punto da considerarlo un ‘Vaticano numero tre’, per i medici del policlinico ricoverare i papi sia ordinaria amministrazione, c’è, tuttavia, chi non nasconde l’emozione di fronte all’arrivo, per la prima volta, di Prevost.
Poco prima delle 18 una seconda Jeep, questa volta argento, è arrivata sul piazzale. In concomitanza con l’inizio dell’intervento, il cardinale vicario Baldo Reina ha dato il via a un rosario, una supplica “affinché – dice davanti ai circa 200 fedeli radunati nella piccola cappella San Giovanni Paolo II dell’ospedale – il signore sostenga il nostro vescovo Papa Leone”. In fondo, un gruppo di ragazze dell’Opera della Chiesa, la camicia azzurra abbottonata fino al collo, prega in silenzio. “È bello poter stare accanto al Papa. Volevamo mostrargli fisicamente la nostra vicinanza. Quando vuoi bene a una persona – spiega Maria Teresa, 23 anni – non ti basta pregare. Forse non sa che siamo qua ma sicuramente lo sente. È come quando un papà va a fare un intervento, chi lo ama sta accanto a lui.”