La notte tra il 13 e il 14 ottobre 2026, mentre Washington spingeva per una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, Kiev è stata colpita da una nuova massiccia offensiva russa. Il bilancio provvisorio nella capitale è di tre morti e 22 feriti, tra cui un bambino; almeno 600.000 utenze sono rimaste senza elettricità.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che le forze russe hanno lanciato 39 missili balistici e oltre 120 droni d’attacco e munizioni circuitanti contro infrastrutture energetiche e altri obiettivi critici a Kiev, nella regione circostante e a Kharkiv. I colpi hanno raggiunto edifici residenziali e impianti energetici, provocando incendi e interruzioni di emergenza della corrente.
Il possibile impiego record degli Zircon
Tra gli elementi più delicati dell’attacco ci sono le valutazioni preliminari sull’uso di missili ipersonici russi Zircon. Canali di monitoraggio stimano che, durante la notte, Mosca possa avere impiegato tra 10 e 12 Zircon e tra 9 e 10 missili Iskander. Altri 4 o 5 Iskander sarebbero stati lanciati nella serata del 13 ottobre.
Se confermate, queste cifre indicherebbero uno dei più vasti impieghi conosciuti degli Zircon contro l’Ucraina. Per ora, però, non si tratta di un dato accertato: l’Aeronautica militare ucraina non ha confermato né il numero indicato dai canali di monitoraggio né i tipi di missili utilizzati. Parlare di un record sarebbe quindi prematuro.
La composizione esatta della salva non cambia tuttavia il problema centrale per la popolazione. Con le armi balistiche possono trascorrere solo pochi minuti tra l’individuazione del lancio e l’impatto. In questo intervallo, la tempestività dell’allarme può determinare la possibilità di raggiungere un rifugio o di mettere al sicuro i servizi essenziali.
Due notti senza l’allerta attesa
Le forze aeree ucraine hanno riferito che la sera del 13 ottobre non sono arrivate dai partner internazionali informazioni sui lanci di missili balistici. Una situazione analoga si sarebbe verificata durante l’attacco del 12 ottobre. I missili in avvicinamento sono stati rilevati troppo tardi per garantire alla popolazione i consueti tempi di preavviso.
L’Ucraina dipende in modo significativo dai sistemi satellitari statunitensi di allerta precoce, capaci di rilevare i lanci effettuati dal territorio russo e di trasmettere l’informazione alle autorità e alla difesa aerea. Il presidente Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti continuano a condividere informazioni di intelligence con Kiev. Anche funzionari ucraini hanno confermato che la cooperazione prosegue, mentre le ragioni dell’assenza degli avvisi vengono esaminate.
Non ci sono, al momento, elementi per sostenere che Washington abbia bloccato intenzionalmente le segnalazioni. La ripetizione dell’anomalia, però, acquista un peso politico perché coincide con una fase di pressione americana sull’Ucraina affinché limiti gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe.
Una tregua annunciata, ma non verificata
Trump aveva annunciato un’intesa per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina. Kiev ha dichiarato di essere pronta a rispettare la tregua reciproca e ha comunicato la sospensione degli attacchi contro le raffinerie russe. Nelle stesse ore, però, missili russi hanno continuato a colpire centrali elettriche e altri obiettivi energetici ucraini, secondo le autorità di Kiev.
Sono stati inoltre riferiti avvertimenti di rappresentanti americani alla leadership ucraina: il mancato rispetto delle limitazioni agli attacchi contro le strutture petrolifere russe potrebbe avere conseguenze sul sostegno militare e sulla cooperazione nel campo dell’intelligence. Il contenuto e la portata di tali pressioni non sono ulteriormente precisati nel materiale disponibile, ma il loro effetto politico è evidente.
Si delinea così un rischio di asimmetria: all’Ucraina viene chiesto di ridurre i colpi contro infrastrutture che sostengono l’economia bellica russa, mentre la sua stessa rete elettrica continua a essere colpita. Una tregua energetica può funzionare soltanto se gli attacchi vengono individuati rapidamente, se le violazioni possono essere attribuite con credibilità e se entrambe le parti accettano conseguenze verificabili.
Il peso dell’inverno
Gli attacchi alle centrali termoelettriche hanno un effetto che va oltre la perdita immediata di energia. Con l’avvicinarsi dell’inverno, la distruzione degli impianti può compromettere il riscaldamento centralizzato, la distribuzione dell’acqua e la stabilità della rete residua. Ogni struttura danneggiata aumenta il carico sugli impianti ancora operativi e restringe il margine di sicurezza per milioni di persone.
Per Kiev, dunque, la questione non è soltanto il numero dei missili lanciati o la possibile presenza degli Zircon. È la capacità di ricevere un allarme in tempo, proteggere la popolazione e mantenere in funzione i servizi fondamentali mentre gli accordi diplomatici restano esposti agli attacchi sul terreno. La domanda decisiva è se la tregua annunciata potrà diventare un meccanismo controllabile prima che la stagione fredda renda ogni nuova interruzione ancora più grave.