I tabloid serbi come strumento di controllo politico in vista delle elezioni
La politica serba è fortemente influenzata dai tabloid, strumenti usati dall’ex presidente Aleksandar Vučić per consolidare il suo potere negli ultimi dieci anni. Questi giornali, noti per la loro propaganda e l’uso di tecniche diffamatorie contro gli oppositori, alimentano un clima di odio e divisione. Il loro ruolo diventa cruciale in vista delle prossime elezioni del 25 ottobre, riporta Attuale.
Dal 2014, Vučić esercita un governo illiberale e, nonostante si sia dimesso da presidente per candidarsi come primo ministro, continua a manipolare le istituzioni statali. Questa manovra è stata percepita come un semplice gioco di parole, mantenendo di fatto il controllo della situazione politica.
I principali tabloid serbi, come Informer, Kurir, Alo! e Blic, sono economici e largamente diffusi, con costi intorno ai 100 dinari (circa 80 centesimi di euro). Molti di loro gestiscono anche canali televisivi e, pur non essendo di proprietà del governo, ricevono supporto tramite sovvenzioni pubbliche e pubblicità da aziende statali. Le loro campagne, spesso aggressive e piene di insulti, esprimono posizioni nazionaliste e molto frequentemente riprendono temi della propaganda russa.
La cosiddetta tabloidizacija descrive la progressiva degradazione del dibattito pubblico e della politica serba a causa di questa stampa. Il governo e i tabloid collaborano sinergicamente; quando una figura o un’organizzazione è malvista, iniziano gli attacchi mediatici. Ciò è accaduto anche nei confronti del movimento studentesco, che ha organizzato manifestazioni significative contro il governo e ha presentato una lista di candidati per sfidare Vučić.
Gli attacchi ai studenti sono stati intensi e mirati, etichettandoli con termini dispregiativi come “teppisti” e “fascisti”, e insinuando che ricevono finanziamenti dall’estero, in particolare dalla Croazia. I tabloid non si sono fermati a critiche verbali, ma hanno cercato di minare la loro credibilità e sicurezza personale, esponendo informazioni riservate e minacciando di diffondere dettagli privati.
Il clima di intimidazione è palpabile; nell’agosto 2025, la studentessa Nikolina Sinđelić ha denunciato abusi subiti durante la custodia, seguiti da molestie mediatiche di stampo misogino. Parallelamente, la direttrice della facoltà di filosofia di Niš, Natalija Jovanović, è stata oggetto di violenti attacchi a causa del suo sostegno agli studenti e ha subìto un’aggressione fisica ispirata dalla campagna denigratoria dei tabloid.
In un contesto dove la libertà di stampa è considerata compromessa, la Serbia risulta essere il paese europeo con le più basse garanzie per i giornalisti e i media indipendenti, che subiscono pressioni e minacce costanti, portando molti professionisti a cercare asilo all’estero. La situazione dei media in Serbia, riflessa nel preoccupante aumento della propaganda e della disinformazione, richiede un’attenzione critica e una riflessione più profonda sulla democrazia nel paese. Attraverso questo meccanismo di controllo, Vučić cerca di mantenere la stabilità del suo governo in un clima di crescente contestazione popolare.