La Slovacchia si prepara a riportare a Mosca un tavolo di confronto con il governo russo proprio mentre l’Unione europea cerca di chiudere il capitolo della dipendenza energetica da Mosca. Il 25 novembre 2026 dovrebbe riunirsi nella capitale russa la commissione intergovernativa russo-slovacca, convocata di nuovo dal premier Robert Fico dopo una pausa iniziata nel 2021.
Al centro ci saranno gas, petrolio e combustibile nucleare. Ma l’agenda prevista comprende anche agricoltura, turismo, cultura, ambiente e la questione degli atleti russi che partecipano alle competizioni internazionali sotto bandiera neutrale. Non significa, almeno per ora, che Bratislava abbia annunciato l’uscita dalla politica comune dell’Unione sulle sanzioni. Significa però che un governo dell’Ue e della Nato sta riaprendo un canale politico ed economico di alto livello con Mosca, offrendo alla Russia un’occasione per mostrare le divisioni europee.
Il punto più delicato resta l’energia
La commissione aveva tenuto la sua ultima riunione nel novembre 2021, a Bratislava, pochi mesi prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Il nuovo incontro è stato riferito dai media il 14 ottobre 2026. Un piano del governo russo esaminato da Politico indica l’energia come il principale capitolo dei colloqui.
La delegazione slovacca dovrebbe discutere la continuità delle forniture di gas russo, il greggio trasportato attraverso l’oleodotto Druzhba e il combustibile nucleare destinato alle centrali slovacche. Sono tre dossier nei quali il governo di Fico ha difeso più volte il mantenimento dei rapporti con la Russia, contestando la strategia europea di eliminare progressivamente le importazioni energetiche russe.
Le scadenze fissate dall’Ue rendono il confronto particolarmente sensibile. Il divieto sulle importazioni di gas naturale liquefatto russo nell’ambito di contratti a lungo termine dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027. Per il gas trasportato via gasdotto attraverso contratti di lungo periodo, l’ultimo giorno previsto per le importazioni è il 30 settembre 2027. Nel frattempo, la quota del gas russo sul totale delle importazioni dell’Unione è scesa dal 45 per cento registrato prima dell’invasione dell’Ucraina al 12 per cento, secondo i dati citati dalla Commissione europea.
Bratislava sostiene che un abbandono troppo rapido delle forniture russe potrebbe aumentare i costi e mettere sotto pressione la sicurezza energetica nazionale. Il confronto di Mosca può quindi servire a tutelare interessi concreti del sistema energetico slovacco. Sul piano politico, tuttavia, rende più visibile il contrasto tra la linea nazionale del governo Fico e il tentativo dell’Ue di presentare la riduzione della dipendenza dalla Russia come una scelta collettiva.
Un’agenda più ampia del gas
La commissione non dovrebbe limitarsi alle materie prime. È prevista la possibile creazione di gruppi di lavoro su cultura, turismo, agricoltura e protezione dell’ambiente. Questi settori non sono automaticamente incompatibili con le sanzioni europee. Il loro inserimento nello stesso formato dei colloqui energetici, però, amplia il significato dell’incontro: non più soltanto una trattativa sulle forniture, ma un tentativo di mantenere aperti diversi livelli di relazione bilaterale.
Il programma dovrebbe includere anche lo status degli sportivi russi impegnati in competizioni internazionali sotto bandiera neutrale. Mosca e Bratislava considerano questa formula discriminatoria, mentre le restrizioni adottate da federazioni e organismi sportivi sono state introdotte nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina. Portare il tema su un tavolo intergovernativo darebbe ulteriore visibilità alla posizione russa, senza implicare di per sé una modifica delle regole decise dalle federazioni internazionali.
È proprio questa combinazione a rendere il progetto più rilevante di un normale incontro tecnico. Energia, cooperazione economica e sport possono essere trattati separatamente, ma riuniti sotto il patrocinio dei due governi producono un segnale di normalizzazione dei contatti. Per Mosca, anche un dialogo con un singolo Stato membro può diventare uno strumento di comunicazione politica: dimostra che l’isolamento diplomatico europeo non è uniforme e che esistono governi disposti a difendere rapporti selettivi con la Russia.
Il percorso di Fico verso Mosca
Il progetto della commissione si inserisce in una politica già riconoscibile del premier slovacco. Il 9 maggio 2026 Fico si è recato a Mosca e ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin durante le celebrazioni della Giornata della Vittoria. La riunione di novembre, se confermata, sarebbe dunque un nuovo passaggio di una serie di contatti ad alto livello, non un episodio isolato.
Il governo slovacco è tra i più critici nell’Ue verso l’obiettivo di interrompere del tutto gli acquisti di energia russa. La sua posizione non cancella automaticamente le decisioni comuni già adottate dall’Unione: le sanzioni restano vincolanti per gli Stati membri nei rispettivi ambiti. Ma i contatti bilaterali possono aumentare la pressione politica sugli altri governi, soprattutto quando riguardano proprio le eccezioni, i periodi transitori e le infrastrutture che rendono più difficile la diversificazione.
La ripresa della commissione può inoltre offrire a Bratislava una piattaforma per negoziare condizioni favorevoli sulle forniture e a Mosca un interlocutore europeo disposto a discutere questioni che il resto dell’Unione tende a collegare alla responsabilità russa nella guerra. Il rischio politico evocato dagli osservatori non è quindi la cancellazione immediata della linea europea, ma il suo progressivo indebolimento attraverso accordi e messaggi separati.
Il sito polacco RMF24 ha interpretato l’iniziativa come un segnale dell’avvicinamento tra Mosca e Bratislava. Resta da vedere se il 25 novembre produrrà intese operative o soltanto un nuovo gesto politico. La domanda decisiva sarà quanto spazio riuscirà a conservare la Slovacchia per i propri accordi con la Russia senza entrare in collisione con le prossime tappe della politica energetica e sanzionatoria dell’Unione.