Il 15 ottobre 2026, mentre Giorgia Meloni interveniva in Parlamento, i sostenitori del generale Roberto Vannacci hanno manifestato davanti a Montecitorio chiedendo di tornare ad acquistare carburante russo e di interrompere gli aiuti all’Ucraina. Il presidio ha trasformato una posizione di politica estera in un nuovo terreno di competizione dentro la destra italiana.
La protesta, attribuita ai sostenitori del movimento Futurismo, ha definito un accordo tra Russia e Stati Uniti una “lezione per l’Italia”. Da qui la richiesta di riprendere gli acquisti di combustibili russi, accompagnata dalla contestazione del sostegno italiano all’Ucraina. La manifestazione è stata riferita da Il Foglio.
Il tema energetico porta così nel dibattito interno italiano una frattura che riguarda anche la sicurezza europea. Ridurre la dipendenza dalle forniture russe e mantenere il sostegno a Kiev sono diventati, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, elementi collegati della politica dell’Unione europea. La richiesta di riaprire quel canale di approvvigionamento non riguarda quindi soltanto il prezzo del carburante o la sicurezza delle forniture: mette in discussione anche l’indirizzo internazionale seguito da Roma e dai suoi partner.
La risposta di Meloni
Meloni ha attaccato duramente i rappresentanti del movimento. La presidente del Consiglio li ha accusati di opportunismo politico e di aver modificato la propria posizione sull’Ucraina per timore di non essere rieletti. Nella sua critica, il punto centrale non era soltanto la proposta sul carburante russo, ma il presunto calcolo elettorale che avrebbe accompagnato il cambio di linea.
Il confronto mette in luce una difficoltà per il governo: questioni diverse — il costo dell’energia, i rapporti con Mosca, l’assistenza all’Ucraina e la sicurezza europea — possono essere riunite in un unico messaggio politico. La richiesta di tornare al carburante russo può infatti presentarsi allo stesso tempo come risposta al malcontento economico e come contestazione dell’orientamento europeo sulla guerra.
Per Meloni, una simile sovrapposizione rischia di rendere più fragile il consenso sulla politica ucraina. Per i sostenitori di Vannacci, invece, il presidio offre un’occasione per riportare al centro temi capaci di mobilitare una parte dell’elettorato contrario agli aiuti a Kiev e favorevole a un riavvicinamento energetico con la Russia.
La concorrenza dentro il campo conservatore
La manifestazione si è svolta anche sullo sfondo della competizione per il voto di destra. Vannacci deve confrontarsi con Cateno De Luca, che punta a sua volta a quell’elettorato e collabora con la coalizione di governo. La presenza di De Luca nell’area politica della protesta ha reso il momento anche una gara per la visibilità e per la capacità di intercettare il malcontento.
Il movimento legato al generale avrebbe attraversato una fase di calo della popolarità. Questo, tuttavia, non ne annulla il peso nel dibattito pubblico. Secondo la ricostruzione riportata, negli ambienti di governo la formazione continua a essere considerata un potenziale rischio: non necessariamente per la sua forza attuale, ma per la possibilità di imporre temi divisivi e costringere l’esecutivo a reagire.
La scelta del carburante russo come parola d’ordine concentra infatti in una formula breve più livelli di conflitto. Da una parte c’è la contestazione delle conseguenze economiche della politica energetica e delle sanzioni. Dall’altra c’è il rifiuto dell’impegno italiano a favore dell’Ucraina. In mezzo si colloca la rivalità tra forze che cercano di rappresentare la parte più critica verso la linea europea e atlantica.
La reazione di Meloni ha spostato il fuoco della discussione dalla sola proposta energetica alla coerenza dei suoi promotori. La premier ha presentato il cambio di posizione sull’Ucraina come il risultato di un interesse elettorale, mentre i sostenitori di Vannacci cercano di trasformare il dissenso in una prova della distanza tra il governo e una parte del suo stesso bacino politico.
Il seguito della vicenda dipenderà dalla capacità del movimento di convertire il presidio in consenso duraturo. Per il governo, la questione resta più ampia della sorte politica di Vannacci: riguarda la tenuta del sostegno all’Ucraina, il percorso di riduzione della dipendenza energetica dalla Russia e il modo in cui questi dossier verranno usati nella competizione interna alla destra italiana.
Ma che assurdità! Tornare a comprare carburante russo, mentre la guerra in Ucraina continua… Siamo impazziti? Dobbiamo stare dalla parte di chi lotta per la libertà, non del regime di Putin. E come se non bastasse, i politici si attaccano all’opportunismo! Ma dove stiamo andando?