Roma, 18 ottobre 2026 – “Non firmerò. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario – risponde la presidente del Consiglio Giorgia Meloni raggiunta al telefono dall’Adnkronos. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma in coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia. Dopodiché se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento”, riporta Attuale.
La premier è reduce da un lungo Consiglio europeo a Bruxelles, focalizzato in gran parte sulla crescente inflazione e sui prezzi elevati dei carburanti, fattori che gravano su famiglie e imprese. In questi giorni, la presidente del Consiglio partecipa a incontri e vertici per reperire le risorse necessarie a sostenere categorie particolarmente colpite dalla crisi economica globale, come gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori e le famiglie. Secondo stime, solo per l’autotrasporto servono almeno 100 milioni, mentre il governo sta cercando di raccogliere queste somme, consapevole che ogni euro conta.
In contemporanea, la premier dovrebbe firmare il Dpcm per dare seguito alle sentenze che stabiliscono un nuovo metodo di calcolo per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati, obbligando il Governo a pagare anche gli arretrati: si stima che ogni magistrato possa ricevere fino a circa 100mila euro, arretrati compresi, oltre a un aumento annuale di circa 20.000 euro per gli anni successivi.
Come si è arrivati alla somma monstre
Ma come si è arrivati a questa somma monstre? Gli aumenti degli stipendi dei magistrati, a differenza di altre categorie, non si decidono tramite una contrattazione. Ogni tre anni vengono adeguati per legge, basandosi sugli aumenti degli altri dipendenti pubblici. Il Governo fa il calcolo sulla base di parametri Istat e lo fissa con un Dpcm. Con il metodo usato fino ad ora dai governi precedenti, gli aumenti erano del 4,85% per il 2018-2020 e del 6,69% per il 2021-2023.
Il ricorso dell’Anm
Tuttavia, l’Associazione Nazionale Magistrati e altre sigle di magistrati hanno presentato ricorso, sostenendo che il sistema di calcolo andasse rivisto. I magistrati del Tar e del Consiglio di Stato hanno dato ragione a quest’ultima posizione. Di conseguenza, con il nuovo metodo, gli aumenti salgono al 6,22% e al 12,32%, quasi il doppio rispetto all’ultimo triennio. Il costo di questo ricalcolo per lo Stato italiano ammonta a 979 milioni di euro, vale a dire quasi un miliardo di euro. Il Governo, tramite l’Avvocatura di Stato, ha presentato ricorso, ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno respinto le istanze governative, dando ragione ai ricorrenti.
“Importi di gran lunga inferiori a quelli riportati”
“Gli importi effettivi sono di gran lunga inferiori a quelli riportati dai giornali” ha spiegato nei giorni scorsi l’Anm all’Adnkronos. “Si tratta, peraltro, di componenti stipendiali dovute per legge, che l’amministrazione