Nuove norme sull’imputabilità minorile in Italia mettono a rischio l’educazione dei giovani
Il governo italiano ha introdotto nuove norme che modificano la presunzione di imputabilità per i minori di quattordici anni, rischiando di trasformare il carcere minorile in una vera e propria scuola criminale. Questa mossa segna un’inversione del paradigma della giustizia penale minorile, in quanto, diversamente dal sistema penale per adulti, l’imputabilità non era mai presunta fino a ora, come riporta Attuale.
Queste modifiche, secondo Sofia Ciuffoletti, filosofa del diritto all’Università di Firenze, compromettono l’approccio educativo dell’ordinamento penale minorile. “Finora l’imputabilità minorile si situava nell’area della valutazione della ‘maturità’ o meno del minore. La responsabilità penale richiedeva una valutazione caso per caso, consentendo così di personalizzare le risposte penali con un’ottica educativa”, spiega Ciuffoletti. Tuttavia, l’introduzione di questa presunzione di imputabilità rende il sistema meno flessibile e più punitivo.
La giustizia penale minorile italiana, storicamente considerata uno dei punti di forza del nostro ordinamento, subisce ora una battuta d’arresto. “Se un minore non è in grado di comprendere le proprie azioni e viene incarcerato, si rischia di aggravare la situazione, rendendolo più pericoloso al suo rilascio”, aggiunge Ciuffoletti, sottolineando il fallimento delle politiche securitarie degli ultimi anni.
Questa normativa equipara i giovani detenuti ai detenuti adulti e alimenta il “mito” del carcere, che è visto come una forma di status tra i minori. “La vera sfida del penale minorile è contrastare questi miti e promuovere un’educazione efficace”, afferma Ciuffoletti, criticando le politiche massimaliste penali che stanno emergendo.
Secondo la filosofa, c’è un errore concettuale predominante nell’approccio del governo. “I principi della giustizia penale minorile sono in realtà ben più rigorosi e formativi rispetto alla semplice risposta penitenziaria, che tende a essere paternalista”, osserva. Ciuffoletti invita le istituzioni a prendere seriamente in considerazione le potenzialità del sistema penale minorile, che richiede una riflessione profonda sui miti culturali che circondano la criminalità giovanile.
“Dobbiamo chiederci se siamo capaci di operare questa decostruzione come società. Questa è la vera questione da affrontare”, conclude Ciuffoletti, lanciando un allerta su come le attuali politiche rischino di compromettere l’educazione e il futuro dei giovani.
Mah, questa storia è davvero preoccupante! Invece di preoccuparsi dell’educazione e del futuro dei nostri ragazzi, si va verso la punizione. Ma che senso ha incarcerare dei minorenni quando non capiscono nemmeno cosa fanno? Bisogna investire in programmi di riabilitazione, non in prigioni che sembrano scuole del crimine!!!