Elezioni in Israele: i partiti arabo-israeliani invitano a votare per mobilitare gli elettori

27.10.2026 10:35
Elezioni in Israele: i partiti arabo-israeliani invitano a votare per mobilitare gli elettori

Israele: elezioni parlamentari con alta partecipazione arabo-israeliana attesa

Oggi in Israele si tengono le elezioni parlamentari, caratterizzate da una intensa campagna elettorale visibile in tutto il paese. I manifesti del Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu, raffigurano personalità controverse come il sindaco di New York Zohran Mamdani e la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, con un messaggio provocatorio: «Vota noi o avrai loro». Nel frattempo, i partiti dell’estrema destra sono emersi con immagini di palestinesi in manette, mentre le formazioni che rappresentano gli ebrei ultraortodossi puntano su figure di rabbini per mobilitare i loro fedeli. Dall’altra parte, i partiti arabo-israeliani, che costituiscono quasi un quinto della popolazione, stanno facendo appello alla partecipazione al voto, invocando il cambiamento in un contesto di crescente malcontento, riporta Attuale.

La minoranza araba di Israele, composta perlopiù dai discendenti della popolazione palestinese, storicamente ha mostrato bassa affluenza al voto. Tuttavia, nella giornata di oggi, le aspettative sono elevate con le due formazioni politiche arabo-israeliane pronte a mobilitare gli oltre un milione di elettori arabi. Questo sforzo è principalmente alimentato dal malcontento verso la guerra a Gaza e le condizioni di vita sempre più difficili delle comunità palestinesi. Le due formazioni principali, Ra’am e Lista Comune, puntano a un risultato che potrebbe rivelarsi determinante per l’eventuale formazione di un nuovo governo.

Entrambi i principali schieramenti politici hanno rifiutato di allearsi con i partiti arabi. La coalizione di Netanyahu, che include partiti di destra religiosa e ultraortodossi, non ha fatto eccezioni, così come l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot, un generale con posizioni centriste. Recenti sondaggi suggeriscono una sostanziale parità tra le coalizioni, entrambe al di sotto della soglia necessaria per la maggioranza in un parlamento di 120 seggi. I seggi arabi, che potrebbero arrivare a quindici, rischiano di risultare cruciali.

Ra’am, un partito conservatore e religioso, e la Lista Comune, che riunisce varie formazioni politiche, si sono dichiarati pronti a una collaborazione costruttiva per porre fine all’era Netanyahu. Nonostante la distanza con il blocco di Eisenkot, i partiti arabo-israeliani sperano in una partecipazione significativa al voto, stimando oltre il 70% di affluenza tra gli arabi.

Liste come la Lista Comune hanno attirato anche l’attenzione di intellettuali liberali, che si sono espressi a favore di una partecipazione che va oltre la solidarietà, indirizzando il proprio sostegno a un progetto politico specifico. Nonostante ciò, la comunità arabo-israeliana affronta dilemmi complessi, come la crescente criminalità organizzata e il disinteresse governativo che ha reso la vita nei centri urbani sempre più difficile.

Secondo recenti dati, nel 2025 sono stati segnalati 250 omicidi all’interno della comunità araba, aggravati da una crescente brutale violenza e da un monopolio della criminalità sui servizi pubblici. Molti cittadini riferiscono della mancanza di intervento della polizia, della corruzione delle autorità locali e del senso di abbandono da parte dello Stato.

In una situazione di stagnazione, Arik Rudnitzky dell’Israel Democracy Institute ha avvertito che se i partiti arabi riescono a mobilitare efficacemente il loro elettorato, potrebbero guadagnare rilevanza a livello nazionale, rappresentando una sfida alla coalizione di governo. Le conseguenze di queste elezioni potrebbero, quindi, segnare una svolta significativa nella politica israeliana, specialmente se la risoluzione del conflitto rimarrà a lungo termine non affrontata.

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