Scandalo nella campagna elettorale in Alaska: il Partito Democratico accusato di ingannare gli elettori
Il New York Times ha rivelato che il Partito Democratico è stato coinvolto nella candidatura al Senato in Alaska di un uomo con un nome quasi identico a quello del senatore uscente repubblicano, Dan S. Sullivan. Questa persona, completamente estranea alla politica, è stata inserita nella competizione per confondere gli elettori. Si pensava che, in uno stato tradizionalmente repubblicano, gli elettori avrebbero erroneamente votato per il “finto” Sullivan, invece di sostenere il vero senatore. La situazione ha suscitato polemiche, riporta Attuale.
L’inserimento di Daniel J. Sullivan, un insegnante in pensione poco conosciuto, è stato interpretato come una mossa strategica per disorientare l’elettorato avversario, in un momento in cui i Democratici cercano di capitalizzare sulla loro forza nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Nonostante i Democratici abbiano sempre negato la pianificazione di tale manovra, lo scandalo potrebbe avere implicazioni negative per la loro candidata senatrice, Mary Peltola, attualmente in vantaggio di qualche punto nei sondaggi rispetto al vero Sullivan.
Questo episodio ha fornito ai Repubblicani un argomento per criticare la campagna dei Democratici mentre affrontano la possibilità di perdere la loro maggioranza alla Camera. Mantenere il seggio dell’Alaska è diventato cruciale per i repubblicani ora più che mai.
Il presidente Donald Trump ha già minacciato di non riconoscere i risultati elettorali nello stato, mentre il governatore Mike Dunleavy ha avviato un’indagine per manipolazione elettorale. Questa indagine si aggiunge a un’investigazione già attiva a livello federale, ordinata da Trump stesso.
Comunicazioni ottenute dal New York Times suggeriscono che Peltola fosse a conoscenza della manovra, sebbene abbia negato di averne fatto parte attivamente. La struttura delle primarie in Alaska consente una competizione aperta tra i candidati di tutti i partiti, rendendo possibile confondere l’elettorato in modi strategici che potrebbero influenzare il risultato finale.
Il candidato “finto” Sullivan si era registrato come repubblicano il giorno della sua candidatura. Inizialmente escluso dal voto, è stato reintegrato dalla Corte Suprema dell’Alaska dopo un ricorso. Sebbene si sia classificato terzo con circa il 2% dei voti, il suo nome non appariva con l’affiliazione politica sulla scheda primaria.
Secondo il New York Times, l’idea di reclutare un omonimo di Sullivan emerse nella campagna di Peltola nell’estate del 2025, con una persona incaricata di trovare candidati omonimi per sfruttare a proprio favore la confusione. L’individuo scelto abitava in un piccolo villaggio costiero dell’Alaska, con accesso limitato, e aveva affermato in un’intervista che la sua candidatura fosse legittima.
L’analisi della questione ha rivelato che Daniel J. Sullivan fu reclutato da Jerid Kurtz, un esperto di strategie elettorali associato ai Democratici. Kurtz ha affermato che l’insegnante non era un politico ma era disposto ad aiutare Peltola. Si è proposto addirittura di creare un falso partito per interferire con i repubblicani, un progetto poi abbandonato.
Questa strategia ha portato a finanziamenti significativi da organizzazioni di raccolta fondi per Peltola da parte di PAC, alimentando ulteriormente le polemiche intorno alla legalità e all’etica di tali manovre nella campagna elettorale in Alaska.