Mortara, 31 ottobre 2026 – “Fu un omicidio, non un suicidio”. La procura di Pavia ha riaperto le indagini sulla morte di Francesco Ancona, avvenuta l’11 febbraio 1987 a Mortara, nel Pavese, quando l’uomo aveva 48 anni, riporta Attuale.
Il corpo senza vita di Ancona fu trovato lungo la strada provinciale che conduce a Ceretto Lomellina, inizialmente catalogato come suicidio. Quasi 40 anni dopo, una perizia autoptica, affidata alla dottoressa Cristina Cattaneo lo scorso luglio, ha portato a una nuova valutazione, simile a quella del caso Garlasco, i cui esiti hanno modificato le narrazioni di omicidi passati.
L’ipotesi
Le conclusioni della dottoressa Cattaneo indicano che la causa della morte di Ancona sarebbe dovuta a un’aggressione da parte di terzi, preceduta, probabilmente, da un tentativo di avvelenamento. L’anatomopatologa ha raccolto evidenze di colpi ripetuti alla testa e una lesione da difesa sulla mano sinistra dell’uomo, con una agonia che avrebbe potuto protrarsi per almeno un’ora.
Questo caso, uno dei tanti ‘cold case’ nella provincia di Pavia, è stato riaperto con l’intento del procuratore Fabio Napoleone di esaminare episodi storici che erano stati frettolosamente chiusi. Ancona non presentava sintomi di depressione, confermando l’improbabilità dell’auto-gesto.
La pista
Il movente dell’omicidio potrebbe collegarsi a una relazione extraconiugale della moglie di Ancona, Giovanna Navarra, attualmente residente a Castellammare del Golfo (Trapani). Le figlie più grandi della coppia, che includevano un terzo figlio, hanno da sempre messo in dubbio la versione ufficiale, sospettando la madre e un presunto esecutore, un settantenne calabrese, marito che la donna avrebbe incaricato di assassinare il marito.
Nelle settimane che hanno preceduto la morte, Ancona ha mostrato segnali di debolezza fisica anomala, compatibile con intossicazione. Sulle sue spoglie sono state rinvenute tracce di benzina, suggerendo un tentativo di eliminare prove legate all’aggressione.
“Siamo fiduciosi e attendiamo lo sviluppo delle indagini”, ha commentato l’avvocato Annalisa Gasparre, rappresentando Maria Ancona, una delle figlie della vittima. “In questi ‘cold case’, il trascorrere del tempo non riduce la ricerca di giustizia; anzi, ne amplifica il valore morale e civile, specialmente quando il delitto avviene all’interno della famiglia”. Le indagini riaperte in estate hanno portato alla riesumazione del corpo di Ancona.