Gadi Eisenkot sfida Netanyahu alle elezioni israeliane del 27 ottobre, risultati incerti per il futuro politico

31.10.2026 10:05
Gadi Eisenkot sfida Netanyahu alle elezioni israeliane del 27 ottobre, risultati incerti per il futuro politico

Elezioni in Israele: Gadi Eisenkot contro Netanyahu in un’era di sfide politiche

Il 27 ottobre, Gadi Eisenkot ha affrontato il suo momento cruciale nella competizione per la carica di primo ministro di Israele, con le elezioni parlamentari che segneranno il futuro politico del paese. Il blocco di partiti di Eisenkot ha ottenuto solo 48 seggi, rispetto ai 53 di Netanyahu, costringendo l’ex generale a negoziati complessi per assemblare una coalizione, riporta Attuale.

Eisenkot, ex capo di stato maggiore, si è proposto come alternativa a Netanyahu, il quale guida il partito Likud da 33 anni e gode dell’appoggio di un’ampia base elettorale che lo percepisce come il garante della sicurezza israeliana. Le sue doti di politico vengono messe a confronto con la capacità di Netanyahu di gestire alleanze, definito dal Wall Street Journal come un «Houdini politico» per la sua abilità di sfuggire a situazioni politiche complicate.

Alla presentazione dei primi exit poll, che davano Eisenkot in vantaggio, l’ex generale ha mostrato ottimismo affermando che Netanyahu si trovava di fronte a una maggioranza più forte. Tuttavia, i risultati hanno smentito questa affermazione, rivelando una realtà diversa a pochi giorni dalle elezioni.

All’età di 66 anni, Eisenkot è un mizrahi, discendente di ebrei del Medio Oriente e Nord Africa, con una storia personale che include tragiche perdite familiari causate dal conflitto, il che lo pone in una posizione meno vulnerabile agli attacchi della destra, che cerca di screditare gli avversari politici.

Autore della dottrina Dahieh, Eisenkot ha una visione strategica sull’uso della forza in conflitto, avendo affermato che durante una guerra non si dovrebbero colpire solo i gruppi ostili, ma anche le infrastrutture civili nemiche. Questo approccio contro il Hezbollah libanese rappresenta una parte importante della sua proposta politica.

La sua modalità di comunicazione, meno carismatica rispetto a quella di Netanyahu, solleva interrogativi sulla sua capacità persuasiva in un contesto elettorale altamente competitivo. Le sue difficoltà linguistiche in inglese sono state sfruttate dai rivali, accentuando una percezione di disconnessione con il presidente americano Donald Trump, un attore chiave nella scena geopolitica di Israele.

Nonostante le problematiche politiche interne, le partecipazioni degli arabi israeliani hanno segnato un potenziale cambiamento, suggerendo che un’alternativa al governo di Netanyahu potrebbe realisticamente emergere. Eisenkot si oppone fermamente alla creazione di uno stato palestinese, sostenendo invece le colonie israeliane, ma ha espresso il desiderio di smantellare alcuni avamposti illegali, denunciando al contempo la violenza dei coloni come «terrorismo ebraico».

Condividendo un piano pragmatico per affrontare Hamas, Eisenkot ha criticato le affermazioni di Netanyahu riguardo alla “vittoria totale”, proponendo un approccio più realistico e graduale. La sua posizione riguardo all’obbligo di leva universale per gli ultraortodossi e l’imposizione di un curriculum scientifico nelle scuole della comunità ultraortodossa rappresentano ulteriori aspetti distintivi della sua piattaforma politica.

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