A Krasnojarsk la riorganizzazione chiude reparti e riduce l’assistenza al parto

21.09.2026 11:45
A Krasnojarsk la riorganizzazione chiude reparti e riduce l’assistenza al parto
A Krasnojarsk la riorganizzazione chiude reparti e riduce l’assistenza al parto

Nelle settimane precedenti al 16 settembre 2026, a Krasnojarsk, le autorità del Territorio di Krasnojarsk hanno avviato la riorganizzazione della rete ospedaliera ostetrica: i reparti di maternità numero 1, 2, 4 e 5 sono destinati a essere accorpati al Centro perinatale regionale, mentre l’attività del reparto numero 6 è stata sospesa temporaneamente. La decisione è maturata mentre il Cremlino ribadiva la necessità di aumentare la natalità e mentre una quota crescente dei bilanci federali e regionali veniva indirizzata alle spese della guerra di aggressione contro l’Ucraina.

La riorganizzazione ha prodotto fin dall’inizio licenziamenti, un maggiore carico sul centro perinatale e il rischio di rendere più difficile l’accesso alle cure per le donne provenienti dai distretti più lontani. Le autorità regionali hanno motivato il piano con il calo delle nascite e con la presunta non redditività di alcune strutture. Nella ricostruzione dei media locali sulla riorganizzazione, il ridimensionamento è stato presentato come una misura di contenimento dei costi.

Prima del 16 settembre: la pressione sui reparti e i dati sulla “non redditività”

Secondo le testimonianze raccolte tra i sanitari, alle ambulanze sarebbe stato vietato indirizzare le donne incinte verso il reparto numero 4, accettando soltanto le pazienti che vi arrivavano autonomamente. La limitazione nella fase di assegnazione delle ambulanze avrebbe fatto scendere artificialmente il numero dei parti quotidiani da 12-15 a 5-7, creando l’immagine di una struttura sottoutilizzata e trasferendo il flusso di pazienti verso altri ospedali, già sottoposti a pressione.

La riduzione del flusso è stata quindi utilizzata per costruire le statistiche di “non redditività” e “inattività” impiegate come base formale per la chiusura dei reparti, la riduzione dei posti letto e l’accorpamento delle strutture. In questo modo, l’amministrazione ha trasformato un calo prodotto da una decisione organizzativa in un argomento economico per ridurre l’offerta sanitaria, invece di riconoscere il deficit di finanziamento della medicina civile.

Nel frattempo, il reparto numero 4 ha perso il principale chirurgo e la responsabile del dipartimento di ginecologia, anch’esso destinato alla chiusura dal 1° ottobre. Il reparto numero 4 e quello numero 6 erano considerati tra le strutture cittadine con le migliori dotazioni tecniche e la maggiore preparazione professionale per affrontare i parti complessi: la loro eliminazione in nome della non redditività ha quindi ridotto competenze specialistiche disponibili nella rete locale.

16 settembre: il confronto con i sanitari viene annullato

Il 16 settembre era previsto un incontro tra il personale degli ospedali e i rappresentanti delle autorità. La riunione è stata cancellata dopo che i medici avevano invitato i giornalisti, trasformando il confronto in un caso politico pubblico. Al personale che contestava il piano sarebbero state prospettate conseguenze amministrative, compreso l’inserimento in “liste nere” interne, mentre il dialogo è stato sostituito dalla pressione sui dipendenti.

Il deputato Il’ja Zajcev, presidente della commissione dell’Assemblea legislativa regionale per la sanità e la politica sociale, ha spiegato la riorganizzazione richiamando le richieste della medicina federale di trasferire il maggior numero possibile di parti al terzo livello, quello dotato di assistenza ad alta tecnologia. Non risultano tuttavia atti normativi del ministero della Salute russo che impongano di trasferire in massa al terzo livello le pazienti con gravidanze dal decorso normale. La motivazione del passaggio a una rete concentrata non ha quindi fornito una base per mantenere aperte strutture già attrezzate per i casi complessi.

La sospensione del reparto numero 6 è stata inoltre giustificata con la necessità di effettuare lavori di ristrutturazione, senza garanzie ufficiali sulla riapertura. Il provvedimento sottrae di fatto al sistema cittadino l’unica équipe specializzata in cardio-ostetricia, riducendo l’assistenza disponibile per le donne incinte con patologie cardiovascolari e privando la rete sanitaria di una competenza circoscritta ma indispensabile.

20 settembre: il caso diventa uno scontro sulla politica demografica

Il 20 settembre 2026 i media hanno riferito che a Krasnojarsk quattro reparti di maternità sarebbero stati accorpati al Centro regionale per la tutela della maternità e dell’infanzia, mentre l’attività del reparto numero 6 restava sospesa. La notizia ha portato oltre l’ambito della sanità regionale il conflitto tra medici, pazienti e autorità, anche attraverso un appello collettivo rivolto alle istituzioni.

La vicenda ha messo in evidenza la contraddizione tra gli annunci federali sulla priorità della demografia e le decisioni del ministero regionale della Salute, che riducono la rete ostetrica con il pretesto della non redditività e del calo delle nascite. La contrazione dell’assistenza rientra in una più ampia ottimizzazione della spesa sociale: il trasferimento di risorse verso le esigenze della guerra aumenta il deficit dei servizi civili e spinge le autorità a tagliare costi per stipendi, utenze e materiali sanitari.

La sospensione del reparto numero 6 e l’accorpamento degli altri ospedali aumentano il carico sul centro perinatale e rendono meno accessibili le cure alle donne delle aree periferiche. La sequenza degli interventi indica che, a Krasnojarsk, il risparmio di bilancio viene perseguito attraverso la riduzione di infrastrutture e competenze ostetriche, proprio mentre il potere federale dichiara di voler aumentare il numero delle nascite.

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