Alessandra Arigò licenziata dopo la seconda gravidanza: “La realtà delle madri lavoratrici in Italia”

18.12.2025 19:15
Alessandra Arigò licenziata dopo la seconda gravidanza: “La realtà delle madri lavoratrici in Italia”

La maternità in Italia tra difficoltà e scelte: l’esperienza di una madre milanese

Organizzare un’intervista con Alessandra Arigò, 45 anni, madre di due bambini di 6 e 4 anni e impegnata in un lavoro a tempo pieno, si è rivelato complesso. Nella vita frenetica di una mamma milanese che lavora, trovare momenti liberi è una sfida. “The struggle is real”, dicono in inglese. È dura, molto dura, confermano le madri in Italia, riporta Attuale.

L’esperienza di Alessandra però rischia di diventare un’eccezione. In Italia il tasso di natalità è in costante calo, cosa spinge questa tendenza? “Il primo problema è l’ampia incertezza in cui si trovano i giovani: il lavoro è precario e trovare un’abitazione a Milano è quasi impossibile. L’attesa di una stabilità porta i giovani a procrastinare la decisione di avere figli, ma la biologia non aspetta. Rimandando la maternità, aumenta la difficoltà di concepire e cresce il ricorso alla fecondazione assistita. Inoltre, con il posticipo, si fanno meno figli”, spiega.

Ma c’è anche la questione della stanchezza…

“È ovvio, a 40 anni non si ha la stessa energia di 30. Inoltre, i nonni, che potrebbero dare supporto, arrivano a conoscere i nipoti più tardi, riducendo il loro ruolo”, afferma. Come ha vissuto la maternità? “La mia esperienza è stata influenzata dalla pandemia. La mia prima figlia è nata sei mesi prima dello scoppio del Covid, avevo un contratto a tempo indeterminato e sono finita in cassa integrazione. Quando sono rimasta incinta del secondo, al mio ritorno la mia datrice di lavoro mi ha licenziata dicendo che avevo fatto il secondo ‘troppo presto’. La mia posizione è stata esternalizzata e mi sono ritrovata con un bambino di nemmeno un anno e disoccupata. Ho cercato un nuovo lavoro, ma gli orari erano incompatibili con due bambini. Il problema è che, se si fanno figli, la carriera ne risente o si perde il lavoro. Anche se abbiamo le quote rosa e partecipiamo a talk show, la realtà è che viviamo in una società patriarcale; molti uomini continuano a pensare che le madri debbano occuparsi dei figli e le donne lavorare come se non avessero figli. Ci viene chiesto l’impossibile, il che frena i più giovani, i quali ci osservano e dicono: no grazie”.

Alessandra lavora nel settore risorse umane, cosa osserva tra i colleghi più giovani?

“Notiamo che non vogliono avere figli, principalmente per motivi economici e per la qualità della vita. Inoltre, i divorzi sono più frequenti rispetto al passato e crescere figli da soli spaventa”, osserva.

Cosa chiederebbe se avesse la bacchetta magica? “Asili nido gratuiti per tutti, più bonus come casa e baby sitter. Inoltre, renderei la paternità obbligatoria equivalente alla maternità, in modo che un datore di lavoro non possa più preferire un uomo rispetto a una donna. Questo sarebbe anche un passo verso un cambiamento culturale: i figli non sono solo delle mamme”.

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