Ali Larijani, alto funzionario iraniano, ucciso in un attacco aereo israeliano

17.03.2026 11:47
Ali Larijani, alto funzionario iraniano, ucciso in un attacco aereo israeliano

Uccisione di Ali Larijani in un attacco aereo israeliano

Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, è stato ucciso in un attacco aereo israeliano in Iran la scorsa notte. Ad affermarlo è il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz: «Larijani e il comandante del Basij sono stati eliminati durante la notte. Si sono uniti a Khamenei e a tutti i membri eliminati dell’Asse del male nelle profondità dell’inferno», ha detto Katz, riporta Attuale.

Uccidere Larijani vuol dire falciare il regime al suo piano più alto. Nelle ultime settimane, è stato sempre più chiaro che l’uomo della Sicurezza aveva in mano le sorti politiche della Repubblica islamica. Era lui a fare dichiarazioni, minacciare e dettare la linea da seguire.

La sua ascesa ai vertici più alti del regime si è velocizzata da giugno, a seguito della Guerra dei 12 giorni. Dal bunker, l’ayatollah Ali Khamenei lo incarica con altri stretti collaboratori di preservare la teocrazia dalle guerre israelo-americane e dalle possibili vendette.

Il 67enne a capo del Supremo Consiglio si era di fatto assunto la leadership dell’Iran. Nel momento di fragilità massima del regime, Larijani sembrava essere l’unico a tenere le redini del Paese, oscurando il presidente «riformista» Massoud Pezeshkian. Era stato il primo alto funzionario a parlare pubblicamente dopo gli attacchi di sabato 28 febbraio che hanno innescato le ostilità. Il New York Times aveva scritto: «Praticamente sta governando il Paese».

Larijani era a capo del Consiglio dallo scorso agosto. Questa struttura coordina le risposte alle crisi interne ed esterne. Da allora, le sue responsabilità erano cresciute, insieme alla visibilità. Aveva deciso le strategie di repressione contro i manifestanti che, a dicembre e gennaio, avevano invaso le strade chiedendo la fine della Repubblica islamica, eseguendo gli ordini di Khamenei per punire chi dissentiva.

Larijani era un ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ma negli anni era riuscito a svincolarsi dal profilo solo militare e ampliare quello politico. Aveva portato avanti i negoziati con la Cina, gestito questioni nucleari e incontrato alleati regionali, tra cui Bashar al-Assad e leader di Hezbollah, oltre a Vladimir Putin e ai leader di Qatar e Oman.

Khamenei ammirava Larijani anche per le sue origini. Non era un mullah, ma scaturiva da una delle più influenti famiglie clericali iraniane. Suo padre, Hashem Amoli, era un grande ayatollah dello sciismo, così come il nonno materno. Negli anni Trenta, il padre dovette rifugiarsi a Najaf, in Iraq, a causa del conflitto con la dinastia Pahlavi.

Larijani nacque in Iraq, ma la famiglia tornò in Iran negli anni Sessanta, periodo in cui il clero stava per diventare un protagonista della scena politica. Fu allora che, nonostante fosse laico, Larijani entrò nel circuito del potere, arruolandosi nei pasdaran.

Il Capo della Sicurezza incarnava la disciplina, imparata con la divisa, e la fedeltà fanatica appresa in famiglia.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, in questo momento così delicato, la morte di Larijani cambierà tutto in Iran… Sembra che le tensioni stiano crescendo sempre di più. Chi può dire cosa succederà ora? È una situazione davvero instabile, sembra di essere in un film!

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