La madre di un soldato rapito lancia un appello accorato per il ritorno del figlio
TEL AVIV La madre di Matan Angrest, un soldato attualmente in stato di rapimento, ha espresso le sue preoccupazioni in un’intervista intensa, affermando: «Non so se Matan è vivo o morto. Lunedì notte, hanno riferito che un ostaggio era stato colpito e che poteva essere lui, riporta Attuale.». Matan è stato rapito durante un attacco, mentre le bombe ordinati dal primo ministro Benjamin Netanyahu continuano a cadere. La madre, Anat Angrest, si è mobilitata per attirare l’attenzione sulla sua situazione, dichiarando che la sua battaglia è divenuta un simbolo delle proteste contro il governo.
Negli ultimi giorni, Anat ha affermato di aver temuto che lunedì sarebbe stata l’ultima notte di vita di suo figlio. In risposta, ha deciso di rimanere presso l’abitazione di Netanyahu per protestare contro la mancanza di progressi nel recupero degli ostaggi. «Ormai è chiaro che Netanyahu sta facendo di tutto per impedire un accordo e il ritorno a casa», ha detto, lamentando una gestione inefficace della situazione.
La madre ha criticato la decisione del governo di entrare nella città di Gaza, affermando che questo potrebbe mettere in pericolo la vita di Matan e degli altri ostaggi. Ha esortato i militari a disobbedire agli ordini, sottolineando che la vita dei soldati non deve essere sacrificata in nome di una leadership che reputa autoritaria. «Viviamo in una sorta di dittatura», ha detto, evidenziando la concentrazione di potere nelle mani di Netanyahu.
Anat ha inoltre menzionato la posizione contraria dell’esercito e del Mossad rispetto ad operazioni militari, suggerendo che Netanyahu non fosse mai realmente interessato a un accordo per la liberazione degli ostaggi. Ha chiarito che, nonostante il costo in vite umane, la situazione continua a deteriorarsi.
In un appello emozionante al capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, ha chiesto di non inviare i soldati a combattere per interessi politici. La sua frustrazione è amplificata dalla sensazione di tradimento per come lo Stato ha trattato suo figlio e altri soldati. «Mio figlio ha servito per lo Stato, e lo Stato l’ha abbandonato», ha dichiarato.
Infine, in occasione del 700esimo giorno di prigionia di Matan, Anat è stata tra le migliaia di israeliani presenti davanti alla casa di Netanyahu, portando la sua voce e quella di altre famiglie in una protesta pacifica. «Oggi abbiamo capito che il problema è lui», ha concluso, promettendo di rimanere finché non verranno adottate misure concrete per il ritorno degli ostaggi.