Il Pd respinge la legge contro l’antisemitismo, accendendo polemiche politiche
La decisione del Pd di votare no al disegno di legge sull’antisemitismo, previsto in aula alla Camera il 2 ottobre, sta già sollevando polemiche e conseguenze significative. Questo diniego è il risultato di un conflitto interno tra la maggioranza, guidata dalla segretaria Elly Schlein, e la minoranza dei riformisti Dem, con l’incontro annuale di sabato a Prato che potrebbe delineare futuri sviluppi, riporta Attuale.
Il dibattito interno evidenzia una frattura potenziale nel partito, con i riformisti che si oppongono a un avvicinamento verso le posizioni del M5S. La decisione di votare contro, contrariamente all’astensione decisa al Senato, potrebbe avere ripercussioni sulle scelte politiche future. Le preoccupazioni dei riformisti crescono, visto che potrebbero seguire ulteriori allineamenti tra le forze politiche, particolarmente in riferimento al supporto per l’Ucraina. A marzo, M5S e Avs avevano già espresso il loro dissenso rispetto a simili provvedimenti.
In aula, i riformisti Pd, tra i quali Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle e Piero Fassino, stanno ancora valutando come procedere, se astenersi o esprimere voto favorevole. La loro posizione è cruciale, e si spera in un’unità con gli ex lettiani per fare fronte comune.
Dal punto di vista esterno, la reazione della comunità ebraica in Italia è stata immediata dopo la comunicazione della maggioranza di centrodestra di non voler modificare il testo della legge. La Brigata ebraica ha definito la decisione del Pd come un “tradimento”, sottolineando un marcato incremento dell’antisemitismo nel paese. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, ha affermato che “l’antisemitismo in Italia è aumentato del 400%” e ha condannato la scelta del Pd come una “coltellata alla schiena” degli ebrei italiani.
Anche esponenti del centrodestra hanno criticato la posizione del Pd. Isabella De Monte, vice responsabile del dipartimento Esteri di Forza Italia, ha descritto la decisione come un campanello d’allarme, evidenziando che la sempre crescente radicalizzazione del campo largo non è una buona notizia.