Antisemitismo: la storica Anna Foa spiega il ruolo delle scelte di Netanyahu

30.07.2025 02:25

La crescente preoccupazione per l’antisemitismo in Europa

“L’impennata degli episodi di antisemitismo preoccupa ma non stupisce. É la diretta conseguenza di quanto sta succedendo a Gaza”, afferma Anna Foa, storica e saggista, vincitrice del Premio Strega con Il suicidio di Israele. La sua voce si inserisce in un dibattito sempre più acceso nell’ambito dell’ebraismo italiano, riporta Attuale.

Un contesto allarmante per le comunità ebraiche

Dai recenti casi di aggressione, come quello di un padre ebreo malmenato davanti al figlio di sei anni a Milano, fino ai turisti israeliani che subiscono insulti o vengono rifiutati in ristoranti in vari paesi europei, la situazione si fa sempre più critica. Cosa sta realmente accadendo?

“Assistiamo a episodi tristi e inaccettabili, a volte gravissimi, che colpiscono indistintamente le persone di origine ebraica, identificandole come complici delle azioni del governo israeliano”, osserva la Foa.

Un problema di antisemitismo classico?

“La questione è complessa. Nessun governo europeo incita esplicitamente all’antisemitismo. Il sentimento generale è di protezione verso gli ebrei della diaspora. Tuttavia, le recenti esplosioni di violenza contro gli ebrei in Europa sono una risposta alle azioni israeliane in Gaza”, spiega la storica.

Aumento degli insulti e delle aggressioni

“Le persone che si sentono più militanti, come alcuni gruppi pro-Palestina o i ragazzi dei centri sociali, o semplicemente quelle che agiscono per ignoranza, come chi ha picchiato il padre a Milano, ora si sentono legittimate ad agire. Tuttavia, la responsabilità maggiore ricade sul governo israeliano”, continua.

Una prova tangibile della situazione attuale?

“Subito dopo il 7 ottobre, quando Israele ha risposto in modo militare alle aggressioni, c’era unanimità nella solidarietà internazionale verso il popolo ebraico. Adesso, però, ci troviamo in una fase opposta”, sottolinea.

Oltre alla violenza, c’è una percezione collettiva

“L’opinione pubblica è naturalmente portata a condannare le immagini di morte e distruzione che vengono diffuse dai media. Inoltre, c’è sempre meno tolleranza nei confronti della posizione israeliana, percepita come eccessiva”, aggiunge.

Cresce il senso di insicurezza tra gli ebrei europei

“Questa insicurezza è comprensibile. Le scelte del governo Netanyahu avranno conseguenze per molti anni, e sarebbe opportuno ammetterlo”, spiega Foa.

Un’altra visione tra gli ebrei italiani

“Sono consapevole di come vengo percepita. ‘Rinnegata’ è uno dei tanti epiteti che sento. Ma io considero essenziale il dialogo e la riconsiderazione dei valori in gioco”, chiarisce.

Esempi di una retorica pericolosa

“Non possiamo sempre mettere la propria sicurezza sopra tutto. È inaccettabile lamentarsi per il timore di indossare la kippah e ignorare il massacro in corso a Gaza. Non possiamo minimizzare la crisi umanitaria che sta avvenendo”, afferma.

Hamas vince nella battaglia comunicativa?

“È Israele che sta perdendo questa battaglia. Le immagini di fame, più che quelle di morte, stanno accrescendo l’indignazione dell’opinione pubblica, mentre i governi occidentali reagiscono con ritardo. I bambini di Gaza sono paragonabili a quelli del ghetto di Varsavia, e questo disturbo umanitario è inaccettabile”, conclude.

Rischio di una normalizzazione dell’antisemitismo

“Il primo rimedio è mantenere l’appropriatezza nella denuncia. Marchiare come antisemita qualsiasi critica al governo israeliano è inadeguato e dannoso. Se ogni critica viene considerata antisemitismo, il termine perde di significato”, chiude Anna Foa.

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