Approvata la nuova Costituzione in Guinea: controversie e implicazioni politiche
In Guinea, in Africa occidentale, è stata approvata con un referendum una nuova Costituzione voluta dalla giunta militare che ha preso il potere con un colpo di stato nel 2021. Secondo i risultati ufficiali, l’89,4 per cento dei voti era a favore e l’8 per cento contro, ma le opposizioni avevano boicottato il voto, dato che i partiti politici erano stati sospesi e non avevano potuto fare campagna elettorale. La commissione elettorale guineana ha sostenuto che l’affluenza sia stata dell’86 per cento, ma le opposizioni hanno messo in dubbio questo dato, dicendo che non corrisponde a quanto rilevato dai loro osservatori, riporta Attuale.
La nuova Costituzione permetterà al presidente golpista Mamady Doumbouya di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, un fatto che gli era impedito, in quanto leader della giunta, dalla Costituzione precedente, approvata poco dopo il colpo di stato. Inoltre, allunga il mandato del presidente da 5 a 7 anni e introduce un limite d’età per candidarsi tra i 35 e gli 80 anni: ne hanno più di 80 due dei principali rivali di Doumbouya, l’ex presidente Alpha Condé, deposto dal golpe, e l’ex primo ministro Sidy Touré. Doumbouya aveva promesso nuove elezioni entro il 2025, ma poi le aveva rimandate più volte. Non ha ancora detto quando si terranno.
Negli anni trascorsi dal colpo di stato, la giunta ha annullato il divieto di manifestare e ha perseguitato, arrestato o costretto all’esilio numerosi leader dell’opposizione e giornalisti. La situazione politica in Guinea rimane tesa, con le opposizioni che continuano a denunciare la mancanza di un ambiente democratico adeguato per le elezioni. La comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi, preoccupata per il rispetto dei diritti umani e la stabilità nella regione.