È passato un ventennio dal secondo attacco terroristico più mortale registrato nel Regno Unito dopo quello di Lockerbie. In occasione di questo anniversario, Netflix ha reso disponibile una docuserie intitolata «Attack on London. Caccia agli attentatori del 7 luglio». La serie, composta da quattro episodi, narra gli eventi cruciali attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, degli agenti della polizia, dell’MI5 e dell’allora primo ministro Tony Blair, dal 7 luglio 2005, giorno dei primi attentati nella metropolitana di Londra e su un autobus, fino al 29 luglio, quando è stato arrestato l’ultimo sospettato a Roma, riporta Attuale.
Il 21 luglio dello stesso anno, ulteriori quattro attentatori tentarono di replicare gli attacchi della settimana precedente, senza successo. Tuttavia, nella frenesia della caccia, la polizia uccise per errore un innocente: Jean Charles de Menezes, un elettricista brasiliano di 27 anni, vittima tragica del caos generato. Questo errore incrementò il numero totale delle vittime a 57.
8:50, tre esplosioni nella metro
Il documentario si apre con la drammatica sequenza di eventi che ha avuto inizio alle 8:50 del mattino del 7 luglio 2005. Londra era in preda al terrore, con le prime notizie che annunciavano il peggior attacco terroristico della sua storia. Già prima delle 9, si contavano 52 vittime accertate, con tre esplosioni verificatesi simultaneamente su diverse linee della metropolitana.
Mustafa Kurtuldu, uno dei sopravvissuti, ricorda di aver indossato le cuffie, completamente assente alla realtà. All’improvviso, il treno ha deragliato, lasciando un buio profondo e il suono delle urla. Sul suo vagone, sette persone avevano perso la vita, compreso l’attentatore. Purtroppo, il caos stava accadendo anche in altre stazioni.
La seconda esplosione colpì il convoglio numero 216, sempre sulla linea Circle, causando la morte di sei persone tra cui l’attentatore stesso. Dan Biddle, un altro sopravvissuto, racconta di come si sia ritrovato sui binari, l’aria carica di polvere intensa e l’orrore di non riuscire a liberarsi da un palo spezzato conficcato nel suo corpo.
La terza bomba esplose sul treno 311 della linea Piccadilly, tra King’s Cross St. Pancras e Russell Square, causando un totale di 26 morti, rendendola l’esplosione più mortale di quel giorno.
9.47: l’esplosione su un autobus
Louise Barry, un’altra sopravvissuta, racconta la sua fuga da Edgware Road dove, dopo aver visto arrivare l’autobus numero 30, è salita a bordo. Mentre leggeva un messaggio del fidanzato sul cellulare, l’autobus esplose, segnando una nuova fase nel terrore di quel giorno. A poco più di un’ora dagli attentati iniziali, la quarta bomba fece saltare in aria un autobus a Tavistock Square, distruggendo la parte posteriore e creando scene apocalittiche visibili nei notiziari.
«Era una scena di guerra», ha dichiarato Barry, mentre tentava di strisciare tra i corpi a terra, cercando aiuto in un momento in cui il terrore assumeva forme inimmaginabili.
L’italiana morta negli attentati
Il bilancio finale fu devastante: cinquantadue vittime e oltre settecento feriti. Tra i deceduti, 32 erano britannici e uno era di nazionalità italiana: Benedetta Ciaccia, 30 anni, originaria di Roma, che si trovava sul treno esploso ad Aldgate. Ciaccia, che si era trasferita nel Regno Unito per studiare inglese, lavorava come analista finanziaria, quel giorno stava andando in ufficio ma aveva preso un treno sbagliato a causa di un ritardo.
Con la quarta esplosione, il ragionamento sul terribile evento si modificò, assumendo il carattere di un attacco terroristico multiplo. Londra si fermò, le strade furono chiuse e il panico si diffondeva tra i cittadini in fuga dalla capitale, temendo che potessero verificarsi ulteriori attacchi.
Il fallimento dell’MI5
IMmediato e insistente fu il dibattito riguardo al fallimento dei servizi segreti. Eliza Manningham-Buller, direttore generale dell’MI5 tra il 2002 e il 2007, dichiarò che, a causa del numero elevato di soggetti sotto sorveglianza, impossibile controllarli tutti. Nonostante gli avvertimenti riguardo a un aumento della minaccia di Al-Qaeda, i servizi avevano risorse insufficienti per gestire la situazione.
Successivamente, l’MI5 fu scagionata da ogni responsabilità, dimostrando l’assenza di informazioni sufficienti per prevenire gli attentati. Le prime indagini si concentrarono sull’analisi dei resti degli ordigni e sulla soddisfazione delle linee di fuga degli attentatori. L’analisi delle telecamere di sicurezza risultò cruciale per comprendere il modo in cui quattro ragazzi, con enormi zaini, operavano all’interno della capitale.
L’appartamento a Leeds e la scoperta delle identità
Il secondo episodio della docuserie si apre il 9 luglio 2005, con una lista di passeggeri delle esplosioni, che portò le autorità a Leeds a riconoscere tre giovani, legati a un quartiere vicino a Beeston. I corpi di questi individui furono ritrovati in diverse scene del crimine, sottolineando l’importanza di giungere a una soluzione nei tempi brevi.
All’interno di un appartamento, le forze dell’ordine trovarono le prove necessarie per la fabbricazione di bombe artigianali. I legami con Mohammad Sidique Khan, Shehzad Tanweer, Germaine Lindsay e Hasid Hussain iniziarono a emergere, dimostrando chiaramente come l’MI5 non avesse monitorato correttamente i soggetti potenzialmente pericolosi nonostante le segnalazioni avessero già evidenziato attività sospette.
Le continue analisi legate al coinvolgimento di Abdullah el-Faisal, predicatore radicale, chiarirono ulteriormente il contesto nel quale gli attentatori operarono. L’ossessione per la vendetta contro le forze occidentali, specialmente britanniche e americane, si faceva più forte, culminando in un attacco che sconvolse la capitale inglese.
I falliti attentati del 21 luglio
Due settimane dopo gli eventi del 7 luglio, il 21 luglio, la paura tornò a colpire Londra. Fortunatamente, i tentativi di nuove esplosioni non causarono feriti, anche se quattro terroristi fuggirono con successo dalle autorità. I servizi segreti dovettero affrontare l’ulteriore ostacolo di setacciare oltre quattordicimila contatti potenzialmente pericolosi tra i sospetti.
Questa serie di eventi tragici e complessi scioccò l’intera nazione, lasciando un’impressione duratura sulla sicurezza e sulla sorveglianza nel Regno Unito, cambiando le percezioni della popolazione e delle autorità e dando vita a dibattiti su come prevenire tali attacchi in futuro.