Attacco iraniano al gasdotto di Ras Laffan in Qatar: l’Italia teme gravi ripercussioni energetiche

20.03.2026 13:15
Attacco iraniano al gasdotto di Ras Laffan in Qatar: l'Italia teme gravi ripercussioni energetiche

Attacco dell’Iran a Ras Laffan: crisi energetica globale in arrivo

L’attacco dell’Iran contro l’impianto di gas naturale di Ras Laffan, in Qatar, potrebbe avere effetti che dureranno anni e si sentiranno a livello mondiale. Nonostante le reazioni forti degli esperti, che parlano di «scenario da Armageddon» e di «crisi apocalittica», la questione è di seria gravità. I leader europei, tra cui la presidente del Consiglio italiano, discutono della crisi e delle potenziali carenze di gas naturale, soprattutto considerando che l’Italia dipende notevolmente dalle importazioni qatariote, riporta Attuale.

Il Qatar, attraverso l’impianto di Ras Laffan, è responsabile di circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto (GNL). Questo gas è cruciale per il riscaldamento, la produzione di elettricità e numerose applicazioni industriali. Il gas può essere trasportato via terra attraverso gasdotti o mare tramite navi metaniere. Attualmente, approssimativamente metà del gas commerciato globalmente è trasportato via gasdotto, mentre l’altra metà come GNL.

Non si può negare l’importanza dell’impianto di Ras Laffan, descritto come una grande città industriale, costruita nel corso di decenni per sfruttare il più grande giacimento di gas naturale al mondo. Dopo i bombardamenti iraniani, questi impianti richiederanno anni per tornare a operare a pieno regime, come sottolineato dal Financial Times.

Saad al Kaabi, amministratore delegato di QatarEnergy e ministro dell’Energia, ha dichiarato che gli attacchi hanno eliminato il 17% della capacità di esportazione del gas naturale del Qatar, con danni che ammontano a 20 miliardi di dollari all’anno. Secondo le stime, le riparazioni potrebbero necessitare di dai tre ai cinque anni.

Al Kaabi ha anche accennato alla possibilità di rivedere i contratti di fornitura di GNL con diversi paesi, inclusa l’Italia. Attualmente, l’Italia importa l’11% delle sue forniture di gas dal Qatar, con due contratti in essere stipulati rispettivamente da Eni e Edison. Tuttavia, la situazione è complicata: i contratti sono sospesi, poiché il Qatar aveva già interrotto la produzione per motivi di sicurezza. Le conseguenze per l’Italia rimangono incerte.

Dal punto di vista globale, la situazione è preoccupante. Prima dell’inizio delle tensioni, l’80% del GNL qatariota veniva esportato verso l’Asia, dove diversi paesi erano già fortemente dipendenti. In nazioni come Sri Lanka e Filippine, la settimana lavorativa è stata ridotta a quattro giorni per risparmiare energia, mentre in alcune città indiane sono scoppiate risse per l’acquisto di bombole di gas.

Per affrontare la carenza di gas naturale, sarebbe necessario un incremento della produzione da parte di altri paesi esportatori, una possibilità limitata poiché molti operano già al massimo della loro capacità. In questo contesto, la Russia, che dispone di produzione in eccesso, potrebbe svolgere un ruolo chiave; tuttavia, le attuali tensioni politiche rendono tale scenario difficile da realizzare.

Concludendo, la previsione è che nei prossimi anni il mondo affronti una significativa carenza di gas naturale, con incrementi dei prezzi che potrebbero superare i livelli attuali, già più del doppio rispetto a prima del conflitto. Questo scenario inflazionistico potrebbe portare a una recessione economica nell’Eurozona, come indicato dalla Banca Centrale Europea.

1 Comment

  1. Ma che disastro!!! L’Italia dipende così tanto dal gas qatariota e ora questa crisi. Speriamo che i nostri politici trovino una soluzione veloce, altrimenti ci aspetta un inverno davvero freddo… e non solo climaticamente!

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