Inizio della COP30 a Belém: problematiche logistiche e sfide per la partecipazione
Lunedì 10 novembre, la città di Belém in Brasile ospiterà la COP30, conferenza annuale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, che durerà fino al 21 novembre. Si prevede la partecipazione di circa 50mila persone, un numero senza precedenti che ha sollevato notevoli problemi organizzativi, con la città incapace di garantire adeguati alloggi per tutti. Le difficoltà iniziali del governo brasiliano hanno portato a un aumento vertiginoso dei prezzi, costringendo alcuni paesi a ridurre le proprie delegazioni o addirittura a rinunciare a partecipare, riporta Attuale.
Belém, porto di circa 1,3 milioni di abitanti e situata al margine dell’Amazzonia, rappresenta la più grande foresta pluviale del mondo. Con i suoi circa 6 milioni di chilometri quadrati, favorisce una biodiversità unica e regola i cicli idrici e del carbonio, contribuendo significativamente alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha insistito per tenere la conferenza a Belém, disregardando le richieste di spostarla in località più preparate, come Rio de Janeiro o Brasilia. A febbraio, di fronte alle lamentele per la scarsità di alloggi, Lula aveva suggerito ai delegati di “dormire sotto le stelle”. Recentemente, ha optato per un soggiorno su uno yacht durante la COP.
Le carenze infrastrutturali di Belém, capitale del Pará e tra gli stati più poveri del Brasile, sono emerse sin dall’inizio. Prima della COP, la città disponeva di una capacità alberghiera compresa tra 14mila e 18mila posti letto, notevolmente inferiore alla domanda prevista di 50mila delegati.
Attualmente, il governo brasiliano afferma che ci sono 53mila posti letto disponibili, suddivisi tra hotel, navi da crociera e appartamenti offerti su piattaforme come Airbnb. Tuttavia, raggiungere questi numeri si è rivelato complesso e costoso.
Negli ultimi due anni, il governo ha cercato di aumentare l’offerta ricettiva convertendo scuole e caserme in alloggi provvisori. Le autorità locali hanno anche incoraggiato le strutture esistenti a rialzare i prezzi, mentre i residenti sono stati invogliati a ristrutturare le proprie case per affittarle. Di conseguenza, molti hanno riscontrato tariffe esorbitanti, con i costi medi notturni che oscillavano tra 300 e 4mila euro per camera.
A agosto, un sondaggio ha rivelato che solo 18 paesi avevano prenotato alloggi, per lo più nazioni sviluppate, mentre l’87% di quelle senza prenotazione ha indicato i costi proibitivi come principale ostacolo. Alcune delegazioni sono state invitate a condividere cabine su navi da crociera a prezzi elevati, rendendo difficile la partecipazione ai lavori.
Nonostante le difficoltà iniziali, il segretariato della COP30 ha comunicato che 159 paesi hanno confermato la propria partecipazione, superando il numero minimo necessario per la validità delle decisioni. Tuttavia, al 3 novembre, 49 paesi risultavano ancora senza sistemazione.
Le difficoltà maggiori si sono registrate tra i delegati dei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici, tra cui gli stati dell’Alleanza dei piccoli stati insulari. Questi paesi, ricevono una diaria insufficiente da parte delle Nazioni Unite, che ammonta a 147 dollari al giorno. Il ritiro di alcuni paesi ricchi da obiettivi ambiziosi in ambito climatico, insieme alle tensioni geopolitiche, rappresenta una sfida ulteriore. Gli Stati Uniti, il secondo più grande emettitore di gas serra, hanno annunciato che non manderanno alti rappresentanti alla COP, evidenziando crescenti preoccupazioni sull’impegno globale verso le questioni climatiche.