Rina Gonoi raggiunge un accordo dopo processo per violenze sessuali nell’esercito giapponese

26.01.2026 12:35
Rina Gonoi raggiunge un accordo dopo processo per violenze sessuali nell'esercito giapponese

Accordo storico per Rina Gonoi, vittima di molestie sessuali nell’esercito giapponese

Rina Gonoi, ex soldatessa aggredita sessualmente mentre prestava servizio nelle forze di autodifesa giapponesi (SDF), ha raggiunto un accordo con i due imputati rimasti a processo: lo Stato giapponese e un ex collega. Il caso ha suscitato grande attenzione internazionale, dato il contesto conservatore del Giappone, dove le denunce di violenze sessuali sono rare e ancora più nel contesto militare, riporta Attuale.

Dopo la denuncia pubblica di Gonoi, attraverso un video su YouTube, oltre 100mila persone hanno firmato una petizione per sollecitare il ministero della Difesa a indagare sulle sue accuse di violenza. Il ministero ha avviato un’indagine indipendente, rivelando oltre 1.300 casi di molestie sessuali all’interno dell’esercito. L’inchiesta ha evidenziato come molte aggressioni vengano sistematicamente occultate dai superiori, i quali spesso esercitano pressioni sulle vittime affinché si dimettano.

L’aggressione a Gonoi è avvenuta il 3 agosto 2021 in una struttura di addestramento dell’esercito nell’Hokkaido. Gonoi ha riferito che tre colleghi, Shutaro Shibuya, Akito Sekine e Yusuke Kimezawa, l’avevano immobilizzata e molestata, mentre le sue segnalazioni ai superiori sono state ignorate, spingendola a lasciare l’esercito e rendere pubblica la propria esperienza.

Nel 2023, in una sentenza storica, un tribunale giapponese ha condannato i tre uomini a due anni di carcere, pena sospesa, e a quattro anni di sospensione dal servizio. Gonoi ha quindi avviato un’azione legale contro i due soldati che hanno coperto il caso e il governo giapponese per responsabilità istituzionali. Successivamente, ha raggiunto un accordo con quattro dei cinque imputati; ora, riceverà 1,6 milioni di yen (circa 9mila euro) dal governo, senza però ottenere né risarcimento né scuse da parte dell’ex collega rimasto a processo.

Lunedì, durante una conferenza stampa, Gonoi ha descritto il suo percorso come «molto lungo e pesante», sottolineando il gravoso peso di parlare apertamente della sua esperienza: «In questi quattro anni e mezzo ho compreso personalmente quanto sia difficile rompere il silenzio. Tuttavia, non mi sono pentita di aver parlato». Oggi, a 26 anni, ha ringraziato pubblicamente tutti coloro che l’hanno sostenuta nella sua battaglia.

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