La perdita di un grande campione: Marco Bonamico
Un colpo al cuore. “Non riesco a credere di aver perso il mio Marine”, afferma Dan Peterson, ex allenatore di Marco Bonamico e figura chiave nella sua carriera agonistica. Peterson, che ha avuto l’onore di guidare Bonamico nelle sue prime esperienze da giocatore professionista, esprime un dolore profondo per la scomparsa di un amico e un grande atleta.
La prima volta che hanno incrociato i loro destini risale al 1973, quando Bonamico, poco più che adolescente, si unì alla Virtus Bologna. “Era solo un ragazzino, ma la squadra aveva bisogno di lui dopo la partenza di Ferracini verso Milano”, ricorda Peterson, sottolineando l’importanza della scelta di promuoverlo subito tra i titolari.
Tre anni più tardi, il 1976 sarà ricordato come un anno epocale: la Virtus conquista lo scudetto, un titolo atteso da vent’anni. “E senza Marco, non avremmo mai raggiunto questo traguardo”, afferma con convinzione Peterson, che racconta un episodio cruciale in finale: durante una partita contro Varese, la squadra perde il suo centro titolare a causa di falli. È in quel momento che Bonamico, soprannominato il “Marine” per il suo coraggio, entra in campo e affronta il grande Bob Morse con determinazione, giocando un ruolo decisivo nella vittoria della Virtus.
Qualità come generosità e altruismo lo hanno sempre contraddistinto. Peterson ricorda un aneddoto significativo: quando si trasferì a Milano, volle Bonamico nella sua nuova squadra. “Ho capito quanto fosse importante Marco durante la stagione 1977/78, quando John Roche, uno dei nostri stranieri, mi avvisò della sua rilevanza per i successi della squadra. ‘Dobbiamo fare in modo che rimanga in campo’, mi disse. ‘È fondamentale per noi'”, racconta Peterson, sottolineando la stima e il rispetto che Bonamico suscitava nei suoi compagni.
Ma Bonamico non era solo un ottimo giocatore; era anche un compagno di squadra eccezionale. “Sapeva come integrarsi nel gruppo e farsi voler bene. Anche quando prendeva in giro i suoi colleghi, come Villalta che non schiacciava mai”, racconta Peterson, rivelando il suo lato umoristico e la sua capacità di affezionarsi a chi lo circondava.
La sua generosità andava oltre il campo, come dimostra un episodio recente: “Un paio di anni fa, dovevo presentare un libro sulla Virtus, e Marco si offrì per fare da autista per me e mia moglie. Durante il viaggio, oltre a guidare, iniziò a fare imitazioni, portando un sorriso sul nostro volto”, racconta Peterson, sottolineando la bontà e l’unicità di Marco. “Mi mancherà molto, il mio Marine”.
Il ricordo di Marco Bonamico e il suo impatto nello sport resteranno vivi non solo nel cuore di chi lo ha conosciuto, ma anche nella storia della Virtus Bologna, dove ha lasciato un segno indelebile.