Bruno Contrada torna al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella

24.10.2025 16:55
Bruno Contrada torna al centro dell'inchiesta sull'omicidio di Piersanti Mattarella

Palermo, 24 ottobre 2025 – Il nome dell’ex 007 Bruno Contrada è emerso nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex prefetto Filippo Piritore, accusato di aver depistato le indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Oggi 94enne, Contrada figura nelle carte della Procura di Palermo, che cerca di fare chiarezza sul delitto dell’ex presidente della Regione siciliana, avvenuto il 6 gennaio 1980. In precedenza capo della Squadra mobile di Palermo e poi della sezione siciliana della Criminalpol, Contrada indagò sull’assassinio e potrebbe essere legato alla sparizione del guanto lasciato dal killer e trovato all’interno dell’auto utilizzata per la fuga, riporta Attuale.

I legami tra Contrada e Piritore

Secondo i magistrati, Contrada si trovava sul luogo del delitto per le indagini e, il 6 gennaio 1980, insieme all’ufficiale dei carabinieri Antonio Subranni e all’allora pm Piero Grasso, acquisì informazioni dalla vedova di Mattarella, Irma Chiazzese, e dal figlio Bernardo, entrambi presenti all’omicidio. Lo stesso Piritore ha ammesso di aver informato Contrada riguardo al guanto di pelle marrone rinvenuto nella Fiat 127. “Avvisai subito il dirigente della Mobile, nella persona di Contrada, che evidentemente mi disse di avvisare il dottor Grasso e di mandare i reperti alla Scientifica”, ha dichiarato agli inquirenti l’indagato. Tuttavia, i pm sostengono che tra Contrada e Piritore ci fosse più di un semplice rapporto professionale, visto che Contrada era invitato al battesimo della figlia di Piritore, nata un mese dopo l’omicidio di Mattarella.

Le vicende giudiziarie di Contrada

Il nome di Contrada è associato ai legami tra i servizi segreti italiani e la criminalità, culminati nella strage di via D’Amelio, dove morì nell’attentato il giudice Paolo Borsellino, che indagava sui collegamenti tra mafia e Stato. Per questo, è stato condannato a 10 anni per concorso in associazione mafiosa. Nonostante abbia presentato ripetute richieste di revisione del processo, sempre respinte, ha scontato la sua pena fino al 2012. Nel 2014, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, gravemente malato. Nel 2017, la Cassazione ha dichiarato “ineseguibile la sentenza di condanna”, chiudendo il caso poiché il fatto non era considerato reato all’epoca. Tuttavia, i pm di Palermo affermano che ciò non sminuisce la gravità dei legami accertati fra Contrada e i boss mafiosi, tra cui Totò Riina.

Il 14 ottobre 2017, l’allora capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha revocato il provvedimento di destituzione di Bruno Contrada, reintegrandolo come pensionato nella Polizia di Stato.

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