Budapest garantisce ingresso a Putin per incontri con Trump

18.10.2025 15:00
Budapest garantisce ingresso a Putin per incontri con Trump
Budapest garantisce ingresso a Putin per incontri con Trump

Il 17 ottobre 2025, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha assicurato che l’Ungheria permetterà a Vladimir Putin di entrare nel Paese per partecipare a colloqui con il presidente statunitense Donald Trump. Secondo Szijjártó, Budapest offrirà tutte le condizioni necessarie affinché il presidente russo conduca negoziati efficaci e ritorni senza ostacoli.

Contesto della visita e preparativi diplomatici

Il 16 ottobre 2025, Trump e Putin hanno avuto una conversazione telefonica, concordando incontri di alto livello la settimana successiva a Budapest. Tra i temi principali figurano il conflitto russo-ucraino e le condizioni per la sua risoluzione. Nonostante il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nel marzo 2023 per la deportazione illegale di migliaia di bambini ucraini, l’Ungheria ha confermato la propria volontà di accogliere Putin, in linea con le dichiarazioni precedenti del capo dell’ufficio del primo ministro, Gergely Gulyás.

Dimensione politica interna per Orban

Per il primo ministro Viktor Orbán, ospitare Trump e Putin rappresenta non solo un evento diplomatico, ma un’opportunità per riaffermare il peso dell’Ungheria sulla scena internazionale. In un contesto di crescente tensione con l’Unione Europea e critiche per la politica filo-russa di Budapest, l’incontro può essere presentato come simbolo di successo e riconoscimento. La visita dei leader sarà inoltre uno strumento nella politica interna, rafforzando la posizione di Orbán davanti al calo di consenso del partito di governo Fidesz e alla crescita della popolare opposizione di Tisza, in vista delle elezioni parlamentari del 2026.

Posizione legale e strategia internazionale

Gulyás aveva chiarito che non vi sono basi legali per arrestare Putin in Ungheria, in quanto lo Statuto di Roma non è integrato nel sistema giuridico nazionale, e Orbán stesso ha definito la CPI un “tribunale politico”. La decisione di non eseguire il mandato riflette la volontà di mantenere rapporti amichevoli con Mosca, posizionando Budapest come piattaforma per negoziati tra Occidente e Russia. A lungo termine, tale ruolo rafforza l’autonomia dell’Ungheria nei negoziati bilaterali e multilaterali e, a breve termine, ritarda l’adozione di nuove sanzioni dell’UE contro Mosca.

Implicazioni per la giustizia internazionale

Il rifiuto di arrestare Putin rappresenta un nuovo colpo per la reputazione della CPI, dimostrando come interessi politici nazionali possano prevalere sul diritto internazionale. La mossa segnala che leader autoritari potrebbero evitare responsabilità per crimini gravi tramite accordi politici, minando la fiducia nel sistema di giustizia internazionale.

1 Comments

  1. Ma che storia strana! Orbán sembra intenzionato a fare di Budapest il palcoscenico per una sorta di summit tra giganti. Eppure, quando si tratta di giustizia internazionale, non è proprio un bel segnale, anzi. Dove siamo finiti? I diritti umani contano poco? Che tristezza…

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