Il primo ministro ungherese Viktor Orbán starebbe valutando l’utilizzo del progetto nucleare Paks-2 come occasione per riaprire uno spazio politico alla Russia all’interno dell’Unione europea. Il 26 dicembre 2025 è emerso che Vladimir Putin avrebbe discusso con Orbán un possibile viaggio in Ungheria in occasione della cerimonia di colata del primo cemento della centrale nucleare, un evento simbolico previsto all’inizio di febbraio 2026 e legato al progetto Paks-2.
L’iniziativa, ancora non formalmente confermata, riguarderebbe l’unico grande progetto nucleare russo attualmente in corso in un Paese dell’UE. La partecipazione di Rosatom alla costruzione di due nuovi reattori rafforza la centralità strategica dell’impianto, che procede nonostante la guerra in Ucraina e il regime sanzionatorio imposto a Mosca.
Un test per l’isolamento internazionale della Russia
Un’eventuale apparizione pubblica di Putin in Ungheria sarebbe percepita come una frattura nel fronte europeo che ha condannato l’aggressione militare russa e adottato sanzioni nei settori più sensibili dell’economia di Mosca. La presenza del leader russo accanto a Orbán offrirebbe al Cremlino un segnale visibile di superamento dell’isolamento diplomatico, dimostrando la capacità di aggirare la pressione politica attraverso leve energetiche.
In questo scenario, Budapest verrebbe identificata come il partner più affidabile della Russia all’interno dell’UE, mettendo in discussione il consenso europeo sulla sicurezza e sulla politica estera. La stessa discussione pubblica su una simile visita indica che le sanzioni non hanno chiuso tutti i canali di influenza russa sul continente.
Dipendenza energetica e rischi strategici per l’UE
Il progetto Paks-2 è finanziato da un prestito statale russo e si basa su tecnologia, combustibile nucleare e supporto tecnico forniti da Rosatom. Questo modello consolida una dipendenza di lungo periodo dell’Ungheria dal settore nucleare russo, con effetti che andranno oltre gli attuali equilibri politici e limiteranno i margini di manovra dei futuri governi.
Un rafforzamento della dipendenza energetica ungherese da Mosca è considerato un rischio per l’intera UE, poiché offre a Budapest un ulteriore strumento negoziale nei confronti di Bruxelles. La scelta entra in tensione con la strategia europea volta a ridurre l’influenza russa e ad abbandonare progressivamente le forniture energetiche provenienti da Mosca.
Paks-2 come progetto geopolitico
Secondo diverse valutazioni, la cerimonia del “primo cemento” rappresenterebbe per la Russia la prova che la sua influenza nell’UE non è stata neutralizzata, mentre per Orbán uno strumento aggiuntivo di politica interna ed estera. Per l’Europa, al contrario, il progetto evidenzierebbe la vulnerabilità dell’unità comunitaria e della sicurezza energetica.
L’assenza di sanzioni complete contro Rosatom, considerata da Bruxelles una realtà “criticamente importante”, ha consentito la prosecuzione di Paks-2. Alcuni Paesi dell’UE, tra cui Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria, restano dipendenti dal combustibile nucleare russo, come evidenziato anche nel dibattito europeo riportato da eurointegration In questo contesto, il timore di una crisi energetica continua a prevalere sui principi politici, mantenendo aperti spazi di influenza per Mosca.