La Camera dei Deputati ha concluso ieri, 10 settembre 2025, una giornata di lavori parlamentari caratterizzata da tensioni politiche, con i deputati che hanno votato le mozioni sull’aumento delle spese militari in risposta alla richiesta della Nato di portare tali investimenti al 5% del Pil entro il 2035. Il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, ha rappresentato il governo in Aula, dove sono state presentate cinque mozioni provenienti tutte dall’opposizione, che sono state tutte respinte, riporta Attuale.
Le cinque mozioni depositate
Inizialmente, erano quattro le mozioni in discussione, provenienti dai banchi dell’opposizione – M5S, AVS, Italia Viva e Azione – già preannunciate nel mese di agosto. Il Partito Democratico ha condotto un’assemblea d’urgenza prima del pranzo per formulare un testo che soddisfacesse le diverse correnti interne. Alla fine, hanno presentato la propria mozione, mentre non vi sono stati testi dalla maggioranza, con la Lega nettamente contraria e Forza Italia e Fratelli d’Italia favorevoli all’aumento della spesa militare.
Le votazioni in Aula
Il governo ha espresso parere contrario a tutte le mozioni presentate. Il Partito Democratico ha votato a favore della propria proposta, si è astenuto su quella di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle, e ha bocciato quella di Azione, l’unica a sostenere l’aumento della spesa militare. Questa posizione è stata condivisa anche da altri partiti di opposizione, che hanno sostenuto soltanto le rispettive mozioni.
Cosa dicono le mozioni di Avs e M5S?
La mozione di Alleanza Verdi e Sinistra richiede al governo di fare marcia indietro sull’accordo sottoscritto dalla premier Giorgia Meloni all’Aja, il 24 e 25 giugno, che impone ai Paesi Nato di destinare il 5% del Pil alle spese militari entro il 2035. Propongono, al contrario, di investire tali fondi nel rafforzamento del welfare, chiedendo un finanziamento di almeno 8 miliardi di euro per il Fondo sanitario nazionale. Anche il M5S sostiene l’idea di prevenire l’aumento della spesa in difesa e propone un incremento annuale delle risorse per il sistema sanitario.
Le mozioni di Azione e Italia Viva
Azione invece propone di stabilire una tabella di marcia per l’aumento della spesa per la difesa, vincolando tale incremento al miglioramento delle capacità operative delle forze armate, cercando di raggiungere il 2% del PIL entro il 2025 e il 3,5% entro il 2035. Italia Viva suggerisce che ogni aumento della spesa militare sia accompagnato da miglioramenti nella spesa sanitaria, azione necessaria per ridurre le liste d’attesa.
La mozione del Partito Democratico
La mozione del Partito Democratico è stata presentata poche ore prima della discussione, richiedendo di «sostenere la posizione di non adesione all’obiettivo del 5% del Pil per la spesa militare in ambito Nato» e di intraprendere un percorso simile a quello della Spagna. Chiedono inoltre una revisione radicale del piano di riarmo proposto dalla presidente Von der Leyen e si dichiarano contrari all’utilizzo dei fondi europei per finanziare le spese militari.
Bonelli: «Non c’è stata alcuna discussione parlamentare»
Durante le dichiarazioni di voto, il leader di AVS, Angelo Bonelli, ha denunciato il fatto che «non c’è stata alcuna discussione parlamentare». Ha sottolineato che l’accordo di Meloni vincola l’Italia a spendere il 5% del PIL in armamenti, senza alcun mandato parlamentare, ritendendo che la maggioranza eviti un confronto democratico, un atto che considera gravissimo per il ruolo del Parlamento, visto dal governo come un ostacolo.