Raccolta firme per referendum sulla giustizia supera 500mila adesioni
Roma, 15 gennaio 2026 – La campagna per indire il referendum contro la riforma della Giustizia ha superato l’obiettivo di 500mila firme in meno di un mese, grazie all’impegno di cittadini e attivisti. Un successo definito “incredibile” dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha sottolineato come questo traguardo sia stato raggiunto “nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate” e “nonostante un Governo che snobba e ridicolizza la partecipazione”, riporta Attuale.
La raccolta, partita il 22 dicembre, permette ai cittadini di richiedere un pronunciamento popolare sulla legge di riforma costituzionale. Il governo ha già fissato le date del voto per il 22 e 23 marzo 2026, attraverso un decreto firmato dal presidente Sergio Mattarella. I promotori del referendum, tuttavia, sostengono che la tempistica sia motivata da un intento di dissuadere il comitato del ‘No’ dalla raccolta di voti, accusando il governo di forzare la legge, riducendo il periodo da 90 a 60 giorni dall’ordinanza della Cassazione. Una questione che è ora oggetto di un ricorso pendente al Tar del Lazio, il quale affronterà il tema il 27 gennaio.
“Noi ricominciamo da 500.000, ed è nient’altro che l’inizio – esulta l’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore. “La raccolta continua, firmate e fate firmare. Firmare è stato un atto di difesa della legalità costituzionale e di presa di parola collettiva”.
La responsabile Giustizia del Partito democratico, Deborah Serracchiani, ha espresso soddisfazione per il numero di partecipanti: “500.000 persone hanno scelto la partecipazione in un breve lasso di tempo, persino durante le festività natalizie. È un atto di responsabilità democratica, per richiedere informazione e rispetto delle regole”.
Critiche alla riforma sono giunte anche da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, il quale ha evidenziato come non vi sia nulla di riformatore in ciò che la destra sta attuando sulla giustizia. “Non assumono magistrati e non migliorano l’accesso alla giustizia per i cittadini”, ha dichiarato, denunciando l’intento di indebolire chi indaga e di colpire gli strumenti contro mafia e corruzione. Anche il collega Nicola Fratoianni ha considerato questo risultato come un grande successo popolare, ottenuto grazie al passaparola, senza grandi finanziamenti.