Carabinieri a processo per la morte di Ramy Elgami in inseguimento a Milano

03.04.2026 05:55
Carabinieri a processo per la morte di Ramy Elgami in inseguimento a Milano

Richieste di rinvio a giudizio per la morte di Ramy Elgami

Si chiudono con otto richieste di rinvio a giudizio le indagini sulla morte di Ramy Elgami. La Procura di Milano, coordinata da Marcello Viola, ha chiesto il processo per il carabiniere che, la notte del 24 novembre 2024, era alla guida della gazzella impegnata in un inseguimento spericolato di otto chilometri per fermare un T-Max che non si era fermato all’alt. L’accusa è di omicidio stradale “con eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Inoltre, i pm hanno richiesto il rinvio a giudizio anche per Farez Bouzidi, 22 anni, conducente della moto coinvolta nell’incidente fatale, avvenuto in zona Corvetto, che ha portato alla morte istantanea di Ramy, passeggero dello scooter, e al ferimento del giovane. Rischiano il processo anche sei militari addizionali per favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto di un testimone, amico della vittima, riporta Attuale.

Le indagini dei pm Giancarlo Serafini e Marco Cirigliano, con l’aggiunto Paolo Ielo, si sono concentrate, oltre che sulle immagini delle bodycam dei militari presenti la notte dell’incidente in via Ripamonti, anche su video presumibilmente scomparsi di un testimone oculare, che sarebbero stati cancellati su richiesta dei carabinieri. Sono emersi anche significativi “buchi” nelle comunicazioni, mancherebbero all’appello circa “48 messaggi” inviati nella notte della morte di Ramy, suggerendo un possibile tentativo di eliminare una chat di gruppo. Il contenuto dei messaggi scambiati tra i carabinieri è caratterizzato da una notevole “solidarietà” verso il collega indagato, come dimostra un messaggio che recita: “Se non ti fermi e scappi, tutto quello che succede dopo è solo colpa tua”.

La vicenda ha suscitato un acceso dibattito pubblico, con reazioni polarizzate. Il ministro delle infrastrutture e vice premier, Matteo Salvini, ha espresso il suo malcontento sui social, affermando: “Questa non è giustizia. Giù le mani dai Carabinieri”. La posizione di Salvini riflette un sentimento diffuso tra coloro che vedono i carabinieri come vittime di un sistema giuridico accusatorio, mentre altri gruppi e attivisti chiedono maggiore responsabilità e trasparenza nelle forze dell’ordine.

Questa tragica situazione non solo implica questioni legali e disciplinari per i membri delle forze dell’ordine coinvolti, ma solleva anche interrogativi sulla sicurezza stradale e sull’adeguatezza delle procedure di inseguimento. La Procura di Milano continua a investigare sull’incidente, promettendo di perseguire la verità e la giustizia per Ramy Elgami e i suoi cari.

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