Guerra in Iran, perdenti e vincenti
La guerra in Iran ha generato una netta divisione tra vincitori e perdenti sul piano economico. Sul podio si colloca la Russia, con introiti pari a 5,2 miliardi di dollari grazie all’allentamento delle sanzioni e a un aumento del 50% della domanda dall’India. A seguire, gli Stati Uniti, che registrano ricavi aggiuntivi di 4,5 miliardi di dollari dovuti all’aumento della produzione di shale gas, mentre Norvegia e Canada guadagnano rispettivamente 1,8 e 1,2 miliardi. Anche l’Indonesia, con 800 milioni di dollari di nuove entrate grazie al carbone, beneficia della situazione, segnalando un rinnovato interesse per questa risorsa, soprattutto nel Sud-est asiatico, riporta Attuale.
Tra i perdenti, la Cina spicca per una spesa extra di 16,8 miliardi di dollari necessaria per rimpiazzare il 40-45% del petrolio e il 13,9% dell’acciaio importati dal Golfo, costretta a farlo a prezzi più elevati. Il Giappone paga un conto di 7,7 miliardi, mentre l’India, che affronta anche carenze di fertilizzanti, deve affrontare spese per 6,7 miliardi. La Corea del Sud, infine, ha dovuto stanziare 5,4 miliardi per cercare risorse alternative a costi maggiori.
Dal principio del conflitto, l’Eurozona ha registrato un aumento di 4,2 miliardi di dollari per compensare la mancanza di forniture di gas dal Qatar. Tuttavia, non tutte le monarchie del Golfo subiscono perdite; Arabia Saudita ed Emirati Arabi stanno sviluppando vie alternative per il trasporto del petrolio. I sauditi, in particolare, hanno massimizzato la capacità della loro pipeline East-West, che trasporta fino a 7 milioni di barili al giorno. Questa emergenza ha spinto l’Arabia Saudita a riprendere il dialogo con gli Houthi per garantire la sicurezza nel traffico marittimo nello Stretto di Bab el Mandeb.
I conti delle aziende
All’interno dei bilanci nazionali, si muovono quelli aziendali, con il settore dell’energia che emerge come il più proficuo. Un’inchiesta della Bbc indica che le multinazionali europee stanno ottenendo guadagni significativi. Ad esempio, i profitti di BP sono raddoppiati, raggiungendo i 3,2 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2026. Anche Shell e TotalEnergies hanno superato le previsioni nei loro risultati del primo trimestre.
Negli Stati Uniti, i grandi gruppi come ExxonMobil e Chevron non hanno visto miglioramenti significativi, ma gli analisti stimano che i guadagni aumenteranno nel corso dell’anno. In Italia, Eni ha annunciato un utile operativo di 3,54 miliardi di euro con una crescita del 9% della produzione. Le aziende impegnate nel settore delle energie rinnovabili, come Vestas, Orsted e Octopus Energy, stanno anch’esse crescendo.
Banche e difesa
La volatilità dei mercati finanziari ha portato a un aumento del trading di titoli, con le sei principali banche americane — J.P. Morgan, Bank of America, Morgan Stanley, Citigroup, Goldman Sachs e Wells Fargo — che segnano utili complessivi di 47,7 miliardi di dollari. Il settore della difesa, inoltre, ha visto un ulteriore incremento di domanda a seguito della guerra, con ordini record per i principali produttori come Lockheed Martin, Boeing e Northrop Grumman, mentre l’italiana Leonardo ha registrato un incremento dei ricavi del 6,9% e un aumento del risultato operativo del 33,2%. Gli ordini dell’azienda ammontano a 9 miliardi, segnando un +31% rispetto allo stesso periodo del 2025.