Chiara Poggi, il Dna e l’ipotesi che ha scagionato Stasi

18.07.2025 23:05
Chiara Poggi, il Dna e l'ipotesi che ha scagionato Stasi

La misteriosa morte di Chiara Poggi: dettagli e sviluppi sul caso

Garlasco (Pavia) – In quanti entrano in contatto col cadavere di Chiara, oltre al medico del 118 e ai necrofori, tutti equipaggiati con guanti di lattice e tute? Quali precauzioni vengono adottate nello spostamento del corpo? Alle 14:11, la dottoressa Elisabetta Rubbi, in servizio con il 118 di Vigevano, arriva a Garlasco, nella villetta di via Pascoli. Sull’ingresso, il medico osserva il corpo “a terra in posizione prona, a testa girata sul lato destro”. Lo esamina visivamente, senza effettuare nessuna manovra. Alle 17, il medico legale Marco Ballardini giunge a casa Poggi per la “preventiva ispezione”. La vittima giace “prona” lungo la rampa che conduce allo scantinato. Una volta conclusa l’operazione, il corpo viene trasferito in taverna. Come e con quali precauzioni?», riporta Attuale.

Alle 19, viene contattata un’impresa di onoranze funebri di Garlasco, gestita dai fratelli Massimo e Roberto Pertusi, che entrano nell’abitazione accompagnati dal collaboratore Aldo Bianchi. Scendendo nella taverna, Roberto nota il cadavere “in posizione supina, leggermente decentrato rispetto alle scale”, sebbene non riesca a ricordare l’orientamento preciso dei piedi o della testa. Il corpo è in linea con le scale. Sottolinea che “era già stato ispezionato da medici o carabinieri, in quanto aveva sacchetti sulle mani”.

Massimo Pertusi osserva: “Il corpo di Chiara Poggi era supino, sul pavimento della taverna, ed era chiaro che era stato ispezionato”. Il suo collaboratore, Bianchi, precisa che il corpo era “leggermente spostato a sinistra rispetto alle scale; la testa si trovava vicina all’ultimo gradino, mentre i piedi erano verso il centro della taverna”.

Il 16 agosto, l’autopsia avviene alle 10:30 all’Ospedale di Vigevano. Si discute della possibilità di una contaminazione accidentale durante il trasporto dall’obitorio al tavolo di autopsia. Si teorizza che la vittima possa aver morso la mano dell’assassino in un tentativo di difesa, intrappolando così il Dna dell’aggressore.

Questa teoria è supportata dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, che nel 2009 assolve Alberto Stasi, citando i pareri di esperti. Si afferma che le ecchimosi riscontrate potrebbero indicare una colluttazione, eventualmente anche a mani nude. Tuttavia, il medico legale non rinviene segni di conflitto all’interno della cavità orale, confermando così l’integrità dei tessuti.

La questione della dentatura diventa cruciale: il direttore di Medicina legale dell’Asl Roma 1, Dalila Ranalletta, evidenzia che il morso deve essere sufficientemente potente per causare sanguinamento. “È pertinente considerare la contaminazione del Dna e come quest’ultimo possa provenire dall’aggressore basandosi sulla posizione in cui è stata trovata la vittima”, afferma Ranalletta, mentre si avvicina una nuova udienza per l’incidente probatorio, prevista per il 23 luglio.

Il caso di Chiara Poggi continua dunque a a suscitare interrogativi, tra cui l’identità dell’eventuale complice del killer e le prove non analizzate che possono contenere indizi importanti. Un’analisi approfondita è necessaria per svelare la complessità di un delitto che si protrarrà oltre i confini della giustizia, abbracciando considerazioni sociologiche e psicologiche.

La situazione rimane fluida, con nuove scoperte e eventi che potrebbero influenzare l’esito di questo drammatico caso. Rimanere informati sarà essenziale per seguire ogni sviluppo.

Contaminazione del corpo di Chiara, autopsia e indagini forensi, Dna e prove tangibili, colluttazione e segni di violenza, identità del killer: questi termini continuano ad alimentare l’interesse del pubblico e degli esperti, mentre il caso si spinge verso ulteriori rivelazioni e interpretazioni.

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