Chiara Saraceno: la criminalizzazione del dissenso rischia di innescare una spirale repressiva

04.02.2026 09:25
Chiara Saraceno: la criminalizzazione del dissenso rischia di innescare una spirale repressiva

La sociologa avverte: rischio di violenza e repressione

Chiara Saraceno, sociologa di fama, ha recentemente espresso preoccupazioni riguardo agli scontri di Torino, avvertendo della possibilità di una spirale repressiva e di violenza. Nella sua intervista a La Stampa, ha dichiarato: «C’è una rincorsa a identificare nuovi crimini. Con il rischio della criminalizzazione del dissenso e della protesta. Di sicuro i violenti non saranno spaventati dal moltiplicarsi delle fattispecie criminali o dall’aumento delle pene. Il rischio è che si inneschi una spirale repressiva e di violenza, perché i facinorosi troveranno nuove motivazioni», riporta Attuale.

La criminalizzazione del dissenso

Secondo Saraceno, chi sostiene il diritto di protestare dovrebbe anche stabilire con chiarezza dei limiti. «La violenza di una minoranza cancella la voce e le ragioni della maggioranza, fino a favorire l’equazione manifestanti-violenti e la repressione non solo della violenza, ma anche del dissenso», ha aggiunto, sottolineando come questo potrebbe essere l’obiettivo del governo attuale. Riguardo al corteo Askatasuna, ha evidenziato che i violenti non erano una piccola frangia: «Erano diverse centinaia e non è stata una sorpresa, tutti sapevano che sarebbero arrivati. Non so quanto gli organizzatori siano stati conniventi, forse una parte di loro sì, ma se è stato così hanno sfruttato le buone ragioni della maggioranza dei ragazzi e li hanno fortemente strumentalizzati». Un’amara riflessione: «Se avessi avuto un figlio in quel corteo avrei avuto molta paura».

Connivenza e sottovalutazione

La sociologa ha continuato a denunciare ciò che considera una cecità deliberata o una sottovalutazione del fenomeno. Saraceno sottolinea: «Quelli di oggi non sono certo i cattivi maestri di un tempo. Anche se ho trovato un po’ irritante l’adesione di qualche intellettuale da cui mi sarei aspettata, invece, una partecipazione che garantisse anche un’assunzione di responsabilità: vado al corteo, ma mi faccio garante perché il senso di una protesta civile venga rispettato». Ha infine avvertito che il fenomeno dei black bloc è reale e può evolvere ulteriormente: «Non impariamo niente? Servirebbe un maggior esercizio di responsabilità da parte degli adulti e delle organizzazioni non violente, non solo per legittimare chi protesta ma anche per avvertire dei rischi e per prevenire meglio», ha concluso.

1 Comment

  1. Mah, che situazione incredibile! Sembra che ogni volta che ci sono manifestazioni, la violenza diventi centrale. Non capisco come possa il governo non vedere che reprimere il dissenso rischia solo di far crescere la tensione anziché risolvere i problemi. E chi paga per questo? Sempre la gente comune.

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