Cinque giornalisti di Al Jazeera sono stati uccisi in un attacco israeliano vicino all’ospedale Al Shifa nella città di Gaza, situata nel nord della Striscia. L’esercito israeliano ha confermato l’azione, affermando che l’obiettivo principale era Anas al Sharif, uno dei reporter, accusato di essere affiliato a Hamas e di dirigere una cellula terroristica. Al Sharif e il suo giornale hanno sempre respinto tali accuse, mentre altri giornalisti, come Mohammed Qraiqeh e tre fotoreporter, Ibrahim Zaher, Moamen Aliwa e Mohammed Noufal, sono stati anch’essi vittime dell’attacco, in aggiunta a due civili. Inoltre, riporta Attuale.
Da tempo, al Sharif era considerato un possibile target dell’esercito israeliano, essendo uno dei giornalisti che operavano nella Striscia e sui quali Israele aveva puntato il dito in relazione agli attacchi di Hamas avvenuti il 7 ottobre 2023. Era rinomato per il suo lavoro di documentazione degli eventi nella Striscia, soprattutto dopo l’imposizione del divieto di accesso ai giornalisti stranieri.
Un’organizzazione impegnata nella protezione dei reporter e nella libertà di stampa, il Committee to Protect Journalists, ha segnalato che al Sharif era stato preso di mira da una campagna diffamatoria dell’esercito israeliano, soprattutto negli ultimi tempi, quando ha denunciato la grave carenza di cibo nella Striscia di Gaza. Un suo video, in cui piangeva raccontando gli effetti della fame sulla popolazione palestinese, ha avuto ampia diffusione, unitamente a un messaggio inviato al suo notiziario, nel quale dichiarava di non riuscire a completare il proprio lavoro a causa dell’esaurimento fisico.
Il Committee to Protect Journalists aveva già espresso preoccupazione per l’esito tragico di questa campagna diffamatoria, e al Sharif stesso aveva redatto un commovente messaggio di addio, pubblicato sui suoi social media dopo la sua morte. «Se queste parole vi raggiungono è perché Israele è riuscito a uccidermi e silenziare la mia voce», aveva affermato.
Secondo Al Jazeera, le prove avanzate dall’esercito israeliano per giustificare le accuse contro al Sharif e gli altri giornalisti, inclusi documenti che avrebbero provato il loro legame con Hamas, sarebbero state falsificate. L’emittente ha denunciato questo attacco come un tentativo disperato di sopprimere le voci di Gaza prima della sua occupazione.
Questa non è una novità nel rapporto teso tra Al Jazeera e Israele. L’emittente, tra i più influenti network di informazione a livello globale, è stata fondata in Qatar e ricevuta dal governo, notoriamente non democratico, ha guadagnato credibilità nei media internazionali nel corso degli anni. Fin dall’inizio del conflitto nella Striscia, è stata una delle principali fonti di reportage, accedendo più frequentemente a situazione interne rispetto ad altre reti, e ha criticato Israele per cercare di insabbiare le violazioni dei diritti umani nel territorio palestinese.
Dal canto suo, il governo israeliano accusa Al Jazeera di essere strumento di propaganda di Hamas, arrivando lo scorso anno ad approvare una legge volta a chiudere l’emittente nel proprio territorio.