Roma, 12 giugno 2025 – La Segretaria Fumarola ha manifestato preoccupazione riguardo all’uso scorretto del referendum su questioni delicate come lavoro e cittadinanza: cosa la lascia perplessa?, riporta Attuale.
“Le riforme così complesse non possono essere realizzate tramite abrogazione – sottolinea con fermezza Daniela Fumarola, leader della Cisl. È essenziale governare il mercato del lavoro non con uno sguardo retrospettivo, ma costruendo nuove tutele universali che uniscano competenze e responsabilità, evitando una polarizzazione politica. In questo contesto, il vero sconfitto è il merito, il bisogno di comprendere il presente, superando gli ideologismi e cercando risposte concrete per la protezione e la promozione dei lavoratori.”
Qual è l’elemento che l’ha più turbata?
“È un grande rammarico aver utilizzato il referendum sulla cittadinanza. È un boomerang micidiale che potrebbe cristallizzare una legge sbagliata. Continueremo a puntare su una riforma autentica e organica, che integri inclusione e integrazione, e che preveda forme di ius scholae per le seconde generazioni. Ci sono 800.000 ragazzi che si sentono già italiani e aspettano un riconoscimento formale. È un passo che deve essere compiuto con il coinvolgimento di tutte le parti sociali.”
Qual è la vostra posizione riguardo il lavoro?
“Attualmente non affrontiamo una crisi di occupazione, ma di qualità del lavoro. I dati mostrano un incremento di occupati stabili in tutto il Paese. È necessario aumentare il valore aggiunto del lavoro, migliorando i salari tramite la redistribuzione della produttività. Dobbiamo garantire maggiore sicurezza, formazione e nuove protezioni universali. È indispensabile un nuovo ‘Statuto della Persona’ nel mercato del lavoro che tuteli i percorsi discontinui, integri reddito e apprendimento, assicurando diritti a tutti, a prescindere dalla tipologia di lavoro.”
Come affrontare la questione salariale?
“La questione salariale deve essere gestita senza demagogia. È urgente rinnovare tutti i contratti scaduti, estendendo anche la contrattazione oltre l’ambito aziendale, al fine di raggiungere anche i lavori più frammentati nelle piccole imprese. È inaccettabile ciò che sta accadendo nei rinnovi dei contratti nella sanità e negli enti locali, bloccati dall’immobilismo di alcune sigle sindacali. Queste stesse organizzazioni, in passato, hanno firmato accordi pubblici ben al di sotto delle soglie inflazionistiche, e oggi frenano circa 20 miliardi di euro in massa salariale aggiuntiva.”
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha rivelato un aspetto preoccupante del fiscal drag: i lavoratori si trovano a pagare 370 milioni di euro in più del previsto.
“Si tratta di un richiamo da non sottovalutare. È necessario reintrodurre meccanismi automatici per restituire le risorse generate da questo drenaggio. La redistribuzione fiscale è cruciale per rivitalizzare il ceto medio, che ha subito pesanti colpi a causa dell’alta inflazione. Dobbiamo alleggerire il carico del secondo scaglione Irpef, portandolo dal 35 al 32% e ampliando la sua applicazione a redditi fino a 60.000 euro l’anno. Allo stesso modo, i premi di produttività devono essere resi più accessibili attraverso la defiscalizzazione al 5%, superando i vincoli attuali.”
Le vostre proposte puntano a un patto sociale con il governo?
“Non c’è modo migliore per attuare riforme, specialmente ora che ci avviciniamo alla conclusione del Pnrr. È fondamentale costruire un’alleanza responsabile, già appoggiata da governo e associazioni imprenditoriali nelle settimane scorse. Questo è il percorso per aumentare salari e produttività, investire in formazione e innovazione, e affrontare tematiche cruciali come sanità, pensioni e un sistema fiscale più equo.”