Revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini: un fenomeno in crescita in Italia
Numerosi comuni italiani si rifugiano dietro l’idea che “la cittadinanza onoraria decade al momento della morte”, un’affermazione che non ha fondamento giuridico ufficiale, anche se Ustica ha formalmente integrato questo concetto nel proprio regolamento, persino depennando Walt Disney. Tuttavia, per alcuni, la revoca diventa necessaria nel caso di cittadini con nomi discutibili, come Benito Mussolini.
Il comune più recente a cancellare Mussolini dall’elenco degli onorari è Feltre, con circa 20.000 abitanti nella provincia di Belluno. Questa decisione è stata presa sotto la guida della sindaca Viviana Fusaro, eletta a partire da giugno 2022. Durante la votazione, anche Denis Zatta, membro di Fratelli d’Italia, ha votato a favore della revoca per mantenere l’unità della maggioranza. È interessante notare che Feltre è insignita di una medaglia d’argento al valor militare per la sua resistenza durante la lotta partigiana, e la revoca è stata motivata da questo riconoscimento. Contestualmente, è stata dedicata una piazza a Giacomo Matteotti, evidenziando un’opera di rivalutazione storica e morale, come dichiarato dal vicesindaco Claudio dalla Palma.
Proprio nei pressi di Feltre, Mussolini incontrò Adolf Hitler a Villa Gaggia il 19 luglio 1943, un incontro che segnò la sua ultima apparizione come capo del governo. La situazione di Feltre non è un caso unico, poiché anche i comuni di Paliano (Frosinone) e San Giovanni Rotondo (Foggia) hanno recentemente votato all’unanimità per la revoca della cittadinanza. Salò, noto per aver fondato nel settembre 1943 la Repubblica sociale italiana, ha adottato la stessa misura a fine febbraio. In tale occasione, il consiglio comunale ha approvato la revoca con 12 voti a favore, 3 contrari e un astenuto. Questa decisione deve essere vista nel contesto di un cambiamento amministrativo avvenuto quando il centrosinistra ha ottenuto la maggioranza, dopo venti anni di opposizione al centrodestra. Anche Salò aveva conferito a Mussolini la cittadinanza onoraria nel 1924, poche settimane prima dell’assassinio di Matteotti. L’attuale sindaco, Francesco Cagnini, ha dichiarato che la questione avrebbe potuto essere votata il 25 aprile, ma la decisione è stata anticipata per disattenzione verso quella data simbolica.
In tutta Italia, si stima che un centinaio di comuni mantenga ancora Mussolini nel proprio registro onorifico. Negli anni ’20, quando le amministrazioni furono indotte a concedere onorificenze, molte città si affrettarono a conferire la cittadinanza: Bologna, Napoli, Roma e Firenze furono tra le più reattive e anche le prime a revocarla, con Napoli che si Mosse già nel 1944. Attualmente, la tendenza alla revoca sta accelerando, e anche chi non ha ancora preso una decisione ha già programmato una data per la votazione; ad esempio, Brescia ha fissato il voto per il prossimo ottobre.
Un episodio significativo è avvenuto nel 2019 a Bergamo, dove il provvedimento sostenuto dal PD è passato con un voto risicato di 13 a 10, poiché il sindaco di centrosinistra Giorgio Gori si è astenuto insieme ai membri della sua lista. Gori affermò che “la politica si misura con i fatti”, sottolineando l’importanza dei valori antifascisti e della Resistenza. Un interessante particolare riguarda il comune di Tricase (Lecce), dove fino al 2015 coesistevano due cittadini onorari: Mussolini, la cui cittadinanza fu revocata quell’anno, e Liliana Segre, perseguitata dal regime fascista.
Queste recenti decisioni di revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini sono parte di un più ampio processo di riflessione storica e sociale che sta avvenendo in Italia. Sembrano indicare una crescente volontà di affrontare le questioni legate al passato fascista del paese, rispondendo a esigenze di giustizia e coerenza morale.
La rimozione dei riconoscimenti a figure storiche controverse come Mussolini riflette un movimento verso l’inclusione e la sensibilità storica all’interno delle comunità italiane. Molti cittadini e rappresentanti locali vedono questa azione come un passo necessario per promuovere valori democratici e rispettare la memoria delle vittime del fascismo, riporta Attuale.