Claudio Signorile critica il caos del PD in Puglia
Il ex ministro Claudio Signorile, figura di spicco del Partito socialista italiano, ha espresso il suo sconcerto riguardo la situazione attuale del Partito Democratico in Puglia, evidenziando un riassestamento della classe dirigente che avviene senza un adeguato aspetto politico. Secondo Signorile, la questione non riguarda la differenza di programmi o valori, ma è dovuta a un’impropria affermazione di primato da parte di Antonio Decaro. “È un errore che il PD si trovi in questa situazione”, riporta Attuale.
Signorile ha spiegato che Decaro ha sbagliato nel chiedere un passo indietro al governatore Michele Emiliano meramente in virtù della sua candidatura. La richiesta a Nichi Vendola di ritirarsi, in quanto membro di un partito diverso, viene definita “inaccettabile” e un segno di debolezza da parte di Decaro. Questo scontro, ha aggiunto, indebolisce non solo la figura di Decaro, ma anche il partito nel suo complesso.
Il politico ha continuato a sottolineare che il contrasto tra amministrazioni locali e potere centrale non rappresenta un segno di vitalità, bensì una “liquefazione” del Partito Democratico. Signorile ha criticato la segretaria Elly Schlein per la sua mancanza di leadership, affermando che la segreteria dovrebbe esercitare il potere delegato dagli organismi dirigenti e non lasciar decidere le correnti e i gruppi di potere locali. Egli ritiene che, rispetto al passato, i gruppi di potere abbiano un’influenza ancora maggiore, ma in modo peggiore, rimanendo evanescenti e poco rappresentativi.
In merito al discutibile veto sul terzo mandato per i governatori, Signorile ha definito questa decisione come “una clamorosa cretinata”, evidenziando che il potere si esercita attraverso una buona governance piuttosto che mantenendo una carica. Prendendo ad esempio Luca Zaia e Vincenzo De Luca, ha affermato che la loro popolarità non diminuisce con il limiti imposti dalla legge.
Infine, Signorile ha espresso forti critiche nei confronti del Titolo V della Costituzione riguardo ai poteri dei governatori, definendola una riforma errata, e ha sottolineato l’insuccesso del regionalismo a venti regioni. Ha proposto un’urgente riforma per la creazione di macroregioni, affermando che se il Mezzogiorno fosse un’entità istituzionale unica, avrebbe sicuramente maggior peso politico ed economico.