Cambiamenti nella legge elettorale: l’analisi del professor Francesco Clementi
Il professor Francesco Clementi, esperto di diritto pubblico e sistemi elettorali, ha recentemente ricevuto numerosi contatti in merito alla possibile modifica della legge elettorale italiana. Mentre la maggioranza sembra determinata a modificare il Rosatellum, l’opposizione, inizialmente favorevole a un cambiamento, ha cambiato rotta, intenzionata a mantenere lo status quo, riporta Attuale.
Le ragioni alla base di questa pressione verso una revisione della legge elettorale sono molteplici. “L’esito delle ultime votazioni ha riportato l’attenzione sul rapporto tra eletti ed elettori”, spiega Clementi.
Durante l’analisi del voto, il professor Clementi sottolinea tre elementi cruciali da considerare. “Il primo è il forte astensionismo che cresce e deve responsabilizzare partiti e cittadini, prima ancora che elettori”, afferma, indicando così che il disinteresse politico potrebbe essere un campanello d’allarme per la democrazia italiana.
Per affrontare questo problema, il professor Clementi suggerisce di “intervenire sulla legislazione elettorale di contorno”. Tra le possibili soluzioni, egli menziona la necessità di aggiornare le norme che regolano aspetti pratici del voto, come liste e modalità di scrutinio. È fondamentale, secondo lui, che il sistema politico si avvicini all’elettore e non viceversa.
Oltre all’astensionismo, emerge anche un secondo fattore. L’Istituto Cattaneo ha evidenziato il rischio di una sostanziale parità tra centrodestra e centrosinistra nelle prossime politiche. “Senza cambiamenti, un simile scenario potrebbe portare a una situazione di instabilità economica e governativa”, avverte il professor Clementi. “Questo potrebbe risultare in un governo scollegato dal voto”.
Il tema di una revisione della legge elettorale è quindi cruciale, alla luce di queste considerazioni. “Benché esista il principio che non si dovrebbero cambiare le leggi elettorali alla fine della legislatura, potrebbe essere necessario”, sostiene.
Clementi sottolinea che attualmente molti partiti hanno una preferenza per un sistema completamente proporzionale, escludendo le candidature uninominali. “Tornare al proporzionale puro, che favorirebbe un rapporto diretto tra elettore ed eletto, è una delle possibili strade”, osserva, ricordando i tempi della prima Repubblica, caratterizzati da forti ideologie politiche.
Un’altra opzione sarebbe quella di trasformare i collegi uninominali in un premio di maggioranza. “La Corte Costituzionale non vieta un premio per la governabilità, se introdotto con cautela”, afferma il professore, elencando criteri come ragionevolezza e proporzionalità per garantire un sistema equilibrato.
Secondo Clementi, il premio dovrebbe scattare solo se si supera una soglia del 40-42% dei voti, mantenendo un equilibrio tra rappresentanza e governabilità, e non superando il 55% dei seggi. Riguardo alla questione della differenza tra le due Camere, egli chiarisce che per ottenere il premio è necessario vincere in entrambe.
Infine, il professor Clementi riflette sulla continua discussione riguardante le leggi elettorali. “Non è ideale dover tornare a discutere costantemente delle regole elettorali. Tuttavia, nelle democrazie si dibatte sulle regole perché il futuro non è scritto; questo dipende da noi”, conclude.