Riapertura del dibattito sulla legge elettorale in Italia
Roma, 27 novembre 2025 – Al netto di tutti gli opportunismi incrociati e delle reciproche accuse che caratterizzano il panorama politico italiano, la riapertura del dibattito sulla legge elettorale non è da considerarsi negativa. La scelta azzardata di Enrico Letta, nel 2022, di correre da solo portò a un’ottima distribuzione dei collegi uninominali a favore del centrodestra, mettendo in luce la sostanziale inefficacia della legge attuale, il Rosatellum, che non garantisce stabilità. Un aspetto di crescente importanza, sottolineato anche ieri dal vicepresidente della Bce, Luis De Guindos. In un contesto europeo caratterizzato da continui turbolenti, come nel caso della Francia, della Spagna e della Germania post-Merkel, la stabilità italiana rappresenta un valore significativo, come dimostrato dai rendimenti dei titoli di stato, attualmente ai minimi storici.
Tuttavia, senza regole che assicurino un vincitore certo la sera stessa delle elezioni, che si tratti di destra o sinistra, ogni tentativo di garantire stabilità risulta vano. È dunque positivo che i partiti, in particolare il centrodestra, si interroghino su come conseguire tale stabilità. Le opposizioni accusano la Meloni di sollevare ora questa questione a causa di risultati insoddisfacenti alle elezioni regionali; questa affermazione è infondata, poiché il dibattito era già in corso da tempo, anche se inizialmente si pensava di risolvere la questione attraverso il premierato, il quale ha subìto ritardi. Rimane da vedere se la mossa di ieri, riguardante la programmazione per gennaio, rimetterà in discussione questa opzione.
Si delinea un modello di legge elettorale ispirato a quello delle regioni, che ha dimostrato di funzionare. Sarebbe opportuno che tutte le forze politiche si confrontassero in modo costruttivo, senza pregiudizi e tatticismi, per discutere di una questione fondamentale per il futuro dell’Italia. È imprescindibile perseguire l’obiettivo della crescita del Paese, un obiettivo che, ahimè, continua a sfuggirci, come ricordato ieri dalla Bce.