Terremoto devasta la Colombia, oltre 200 morti e centinaia di edifici crollati
Proseguono per il terzo giorno i soccorsi in Colombia, dove lunedì uno dei terremoti più devastanti della sua storia recente ha provocato la morte di più di 200 persone e il crollo di centinaia di edifici, tra cui scuole e ospedali. Ci sono più di 1.200 feriti e non si sa quante persone siano ancora sotto le macerie, ma è probabile che il numero dei morti aumenterà, riporta Attuale.
L’epicentro del terremoto si è verificato nella zona montuosa della provincia di Chocó, nota per la coltivazione del caffè, ma anche molto povera, con cittadine e centri abitati remoti difficilmente raggiungibili dai soccorsi. Questo ha complicato ulteriormente le operazioni di emergenza, specialmente in un’area già colpita da gravi difficoltà economiche.
In particolare, a Pereira, una città di circa mezzo milione di abitanti situata a circa 50 chilometri dall’epicentro, sono stati registrati circa 70 morti. I soccorsi iniziali sono stati forniti da abitanti locali e un gruppo di pompieri volontari, che da tre giorni stanno cercando di estrarre sopravvissuti dalle macerie. Il sindaco ha dichiarato che è necessaria una ricostruzione completa della città. Situazione critica anche a Quibdó, capoluogo del Chocó, dove mancano i mezzi e le risorse necessarie per i soccorsi.
Sono arrivate sul posto 23 squadre specializzate nei soccorsi, ma sono insufficienti rispetto alle necessità complessive. Martedì sera è stata estratta viva una donna di trent’anni a Pereira, dopo essere rimasta sotto le macerie per quasi due giorni.
A Cali, un’altra grande città colpita, si registrano quasi 100 morti, e le ricerche dei dispersi continuano anche attraverso social network e gruppi WhatsApp. I collegamenti nel paese restano difficili, con tre aeroporti chiusi e necessità di riparazioni urgenti a infrastrutture come acquedotti, ponti e strade.
Nonostante la disponibilità di cibo, i bisogni più urgenti riguardano articoli per la cura dei feriti, materassi, coperte e generatori per garantire l’energia elettrica.
Ad aggravare la situazione, il nuovo presidente, Abelardo de la Espriella, di estrema destra, si è insediato solo pochi giorni prima del terremoto e ha richiesto aiuti internazionali con ritardo. De la Espriella ha visitato le città colpite, ma nelle prime ore aveva affermato che la Colombia potesse farcela da sola.
Il presidente ha dichiarato lo stato di disastro nazionale, consentendogli maggiore autonomia nella gestione dell’emergenza. Il ministero dell’Economia ha attivato un prestito fino a 450 milioni di dollari dalla Banca Mondiale per supportare gli interventi di assistenza alle persone colpite.