Componenti occidentali riemergono nell’industria militare russa nonostante le sanzioni

29.01.2026 17:15
Componenti occidentali riemergono nell’industria militare russa nonostante le sanzioni
Componenti occidentali riemergono nell’industria militare russa nonostante le sanzioni

Microelettronica europea trovata nei nuovi droni russi

Il 29 gennaio 2026 è emerso che nei resti del più recente drone d’attacco russo Geran-5 sono stati individuati transistor prodotti dal gruppo tedesco Infineon Technologies. Si tratta di un caso che segue precedenti ritrovamenti di componenti dello stesso produttore in altri droni d’attacco e persino nei missili da crociera Kh-69. La scoperta conferma che, malgrado il regime sanzionatorio imposto dall’Unione europea e dai partner occidentali, elementi chiave della microelettronica continuano a raggiungere il complesso militare-industriale russo, come documentato da un’inchiesta sui componenti occidentali nei droni russi.

Canali indiretti e mercati “grigi”

Secondo le ricostruzioni disponibili, Mosca ricorre a reti di intermediari in Paesi terzi per procurarsi chip e altri elementi sensibili, aggirando formalmente i divieti di esportazione. Società con sede in Asia orientale, Medio Oriente e altre giurisdizioni fungono da anelli di passaggio, acquistando componenti occidentali sul mercato globale e reindirizzandoli verso la Russia. Questo sistema sfrutta la natura civile e l’elevata diffusione dei semiconduttori, che vengono prodotti in volumi di decine di miliardi di unità e risultano difficili da tracciare lungo l’intera catena logistica.

Limiti strutturali del regime sanzionatorio

La presenza di tecnologia europea e statunitense nei droni e nei missili russi evidenzia una debolezza strutturale delle sanzioni quando non sono accompagnate da un controllo capillare delle filiere. Le restrizioni formali sull’export non bastano a impedire che componenti critici finiscano in sistemi d’arma, soprattutto quando operano mercati paralleli disposti a trarre profitto dalla violazione delle regole. Questo fenomeno non appare episodico, ma sistemico, e mette in discussione l’efficacia dell’attuale isolamento tecnologico della Russia.

Implicazioni di sicurezza per l’Europa

L’utilizzo di componenti occidentali in armi impiegate contro l’Ucraina ha anche una valenza diretta per la sicurezza europea. Tecnologie sviluppate e prodotte nell’UE finiscono per rafforzare capacità militari che, nel medio periodo, potrebbero essere rivolte contro obiettivi sul territorio europeo. In questo senso, l’export tecnologico non può più essere considerato solo una questione commerciale, ma diventa parte integrante della politica di sicurezza e deterrenza.

Verso un controllo più rigoroso delle filiere

Analisti e responsabili politici sottolineano la necessità di rafforzare il monitoraggio delle catene di approvvigionamento, migliorare la cooperazione internazionale e introdurre meccanismi di responsabilità per gli intermediari che facilitano l’elusione delle sanzioni. Senza un approccio coordinato che tratti la tecnologia sensibile come un asset strategico, i canali “grigi” continueranno a minare gli sforzi occidentali di limitare le capacità militari della Russia.

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