Italia a un passo dalla recessione, avverte Confindustria
Confindustria ha lanciato un allerta chiara sul rischio di recessione per l’Italia, evidenziando la dipendenza del Paese dal conflitto in corso tra Iran e l’asse Usa-Israele, dal prezzo dell’energia e dalla capacità dell’Europa di rispondere in modo coeso. Il rapporto di primavera del Centro studi avverte che, se il conflitto prolungasse oltre marzo, il Pil italiano potrebbe scendere allo 0,5% per il 2026, con il rischio di stagnazione o addirittura di una recessione con un Pil in calo dell’0,7%. Queste proiezioni non sono merely accademiche, ma cercano di analizzare l’impatto combinato di energia, fiducia e tensioni finanziarie, in un contesto globale instabile, riporta Attuale.
I mercati, intanto, hanno registrato un giorno di ottimismo parziale, scommettendo su un possibile cessate il fuoco: i prezzi di petrolio e gas hanno mostrato segni di rallentamento, le Borse europee hanno recuperato terreno e lo spread si è ridotto. Tuttavia, Confindustria avverte che un nuovo choc energetico, in un continente che non ha ancora recuperato dall’impatto della guerra in Ucraina, potrebbe avere conseguenze devastanti su produzione e competitività. Con il blocco dello stretto di Hormuz, i prezzi dell’energia nel 2026 potrebbero aumentare del 12% nel miglior scenario, ma potrebbero salire del 60% con quattro mesi di conflitto, arrivando fino al +133% se la crisi si prolungasse fino alla fine dell’anno. Per il settore manifatturiero, questo si tradurrebbe in un aumento dei costi di 7 miliardi in caso di crisi breve e fino a 21 miliardi se la situazione non si stabilizzasse.
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha richiesto misure urgenti a livello europeo, sottolineando l’importanza di risposte “incisive e forti” per supportare le imprese. La richiesta non è solo economica; è necessaria una responsabilità condivisa tra maggioranza e opposizione in un momento critico che mette a rischio settori chiave dell’industria e dell’occupazione. La vicepresidente del Centro studi, Lucia Aleotti, ha enfatizzato che la crisi minaccia la sostenibilità delle catene di approvvigionamento e la competitività internazionale del sistema produttivo italiano, chiedendo un tavolo di discussione congiunto tra politica e imprenditoria.
Orsini ha sollecitato anche un’iniziativa a livello europeo, proponendo l’adozione di “Eurobond” e un mercato unico dell’energia, insieme a misure interne come l’iperammortamento e il supporto per le bollette. Questo approccio cerca di coniugare l’emergenza attuale con una strategia industriale sostenibile a lungo termine. Sul fronte della politica monetaria, Christine Lagarde, presidente della Bce, non ha escluso future misure restrittive, a seconda dell’andamento dell’inflazione e del mercato energetico. Questa possibilità preoccupa le imprese, poiché tassi più elevati potrebbero ulteriormente limitare gli investimenti e la domanda interna.