Corte di Cassazione: l’assegno divorzile non scatta senza prove concrete di sacrifici condivisi

04.02.2026 05:05
Corte di Cassazione: l'assegno divorzile non scatta senza prove concrete di sacrifici condivisi

La Corte di Cassazione stabilisce nuovi criteri sull’assegno di divorzio

Un’importante pronuncia della Corte di Cassazione ha confermato quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Bologna, sottolineando che l’assegno di divorzio non è garantito automaticamente in presenza di uno squilibrio economico tra gli ex coniugi, riporta Attuale.

Secondo la Cassazione, è necessaria una dimostrazione concreta che l’eventuale disagio economico sia il risultato diretto di scelte professionali fatte nell’interesse della famiglia. L’avvocata Valeria De Vellis, esperta in diritto di famiglia, ha spiegato che chi richiede l’assegno deve provare che la sua condizione economica sfavorevole derivi da rinunce specifiche, condivise con l’altro coniuge, anziché da un semplice squilibrio finanziario.

Nella sentenza in esame, la moglie non ha fornito elementi sufficienti per attestare la perdita di reddito derivante dal passaggio da un lavoro full-time a uno part-time. La Corte ha specificato che affermare di aver sacrificato la carriera per la famiglia non è sufficiente; è necessario fornire dati tangibili per documentare il danno economico subito.

Il verdetto ha anche esaminato la funzione assistenziale dell’assegno, che si applica solo in caso di reale bisogno. La disponibilità di un reddito annuo di circa 20.000 euro e di una casa di proprietà non ha giustificato la richiesta, dimostrando che la prova della funzione compensativa è cruciale per il diritto all’assegno.

Questa decisione si colloca all’interno di una giurisprudenza sempre più severa e orientata alla responsabilizzazione individuale, trasformando l’assegno divorzile in uno strumento di protezione accessibile solo su base di prove rigorose delle opportunità lavorative perdute a causa della dedizione alla famiglia.

Questo approccio evidenzia un cambiamento culturale, sfidando l’idea che, con l’arrivo dei figli, una delle parti debba necessariamente sacrificare il proprio percorso professionale. Le scelte di rinuncia devono essere frutto di accordi reciproci e formalizzati, promuovendo una vera parità di genere e relazioni basate sulla lealtà e il rispetto.

Claudia Marin

1 Comments

  1. È assurdo pensare che si debbano fornire prove concrete per l’assegno di divorzio. Ma davvero, se hai messo la carriera da parte per la famiglia, non dovrebbe contare? In Italia, l’idea del sacrificio per amore sembra non avere più valore… Che tristezza!

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